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Mal di testa, tensione muscolare al collo, o senti un click quando apri la bocca? Potrebbe essere la MANDIBOLA!

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dolore alla mandibola
dolore alla mandibola

In questo articolo ti spiego perché il dolore alla mandibola è spesso un segnale sottovalutato, da dove nasce davvero, e come in studio riusciamo a risolverlo — spesso in meno di una settimana.

dolore alla mandibola
dolore alla mandibola

Dolore alla mandibola: di cosa stiamo parlando?

Il dolore alla mandibola è uno dei disturbi più frequenti che mi trovo ad affrontare in studio, e allo stesso tempo uno dei più sottovalutati. Le persone tendono ad aspettare, a pensare che passi da solo, a credere che non sia abbastanza grave da giustificare una visita dal dentista.

Invece, quasi sempre, quel dolore ha una spiegazione precisa — e una soluzione.

Il dolore alla mandibola appartiene al campo della gnatologia, cioè la branca dell’odontoiatria che si occupa dei problemi di masticazione. È un campo complesso — nel mondo esistono almeno sei o sette scuole di pensiero diverse — ma il meccanismo di base è comprensibile da tutti.

Al centro di tutto c’è l’articolazione temporo-mandibolare: la piccola articolazione che connette la mandibola al cranio, proprio davanti all’orecchio. Quando questa articolazione lavora bene, la mandibola rimane leggermente staccata dal cranio, in equilibrio. Quando qualcosa va storto, inizia il dolore.

I muscoli che nessuno conosce (ma che fanno molti danni)

Intorno alla mandibola lavorano due muscoli potentissimi: il massetere — quello che senti contrarsi quando stringi i denti sulla guancia — e il temporale, che parte dalla tempia. Sono muscoli quasi indipendenti dalla nostra volontà: li usiamo senza rendercene conto.

Il problema è che questi muscoli sono direttamente collegati alla tensione emotiva. Quando siamo sotto stress, tendono a contrarsi. Quando siamo molto stressati, si contraggono moltissimo — e spesso lo fanno di notte, mentre dormiamo, senza che noi possiamo fare assolutamente nulla.

Il dolore alla mandibola che senti la mattina appena sveglio? Spesso nasce da lì: ore di contrazione muscolare involontaria mentre dormivi.

Bruxismo: il nemico silenzioso che agisce di notte

Una delle cause più comuni di dolore alla mandibola è il bruxismo, cioè l’abitudine — quasi sempre inconsapevole — di stringere o grattare i denti durante il sonno.

Chi gratta i denti lateralmente è definito tecnicamente bruxista. Chi li stringe soltanto, senza movimento laterale, può non avere segni evidenti sui denti ma sviluppare ugualmente dolore alla mandibola, ai muscoli masticatori e all’articolazione temporo-mandibolare.

In entrambi i casi, la forza che i muscoli scaricano durante queste parafunzioni notturne è enorme — molto superiore a quella che usiamo normalmente per masticare. E questa forza, notte dopo notte, lascia il segno.

Il bruxismo è una patologia strettamente legata allo stress. Non a caso, il dolore alla mandibola tende a peggiorare nei periodi più difficili — lavoro, preoccupazioni, ritmi intensi. È come se la tensione mentale trovasse sfogo nella bocca, di notte, quando non abbiamo il controllo.


Quando il dolore alla mandibola diventa qualcos’altro

Ecco la cosa che sorprende di più i miei pazienti: il dolore alla mandibola raramente si presenta da solo. Quasi sempre porta con sé una serie di sintomi collegati che, apparentemente, non sembrerebbero avere nulla a che fare con la bocca.

I più frequenti sono:

  • Click o scricchiolio alla mandibola quando si apre o chiude la bocca
  • Difficoltà ad aprire la bocca completamente (blocco mandibolare)
  • Stanchezza muscolare durante o dopo i pasti
  • Dolore alla tempia o alla guancia (zona del massetere)
  • Mal di testa ricorrente, spesso al mattino al risveglio
  • Tensione e dolori cervicali

Quest’ultimo punto è quello che lascia più increduli. “Dottore, ma come fa la mandibola a farmi venire mal di collo?”

La risposta è nella anatomia: la testa è collegata al collo da una rete complessa di muscoli di stabilizzazione. Quando i muscoli masticatori sono in crampo cronico, quella tensione si propaga verso il basso e viene percepita come dolore cervicale. È una connessione documentata scientificamente, e spesso completamente ignorata.

“Ho sempre mal di testa ma la neurologa ha detto che non c’è nulla di neurologico.” Questa frase la sento spesso. E altrettanto spesso, dopo aver trattato il dolore alla mandibola, quel mal di testa finalmente sparisce.


Come si diagnostica e si tratta il dolore alla mandibola: il Jig di Lucia

Quando arriva un paziente con dolore alla mandibola, il mio primo intervento non è un bite tradizionale. È uno strumento che considero l’uovo di Colombo della gnatologia: il Jig di Lucia.

Il Jig è un dispositivo su misura, realizzato con uno strato sottile di resina rigida stampato sul modello della bocca del paziente. Nella parte anteriore è presente un piccolo appoggio in composito, posizionato in modo che — quando il paziente chiude la bocca — i denti tocchino SOLO sugli incisivi inferiori.

Questo crea un effetto fisiologico preciso: per un riflesso muscolo-tendineo, l’appoggio esclusivo sugli incisivi disattiva automaticamente il massetere e il temporale.

In pratica, anche se il paziente vuole stringere i denti di notte, i muscoli masticatori non riescono a contrarsi pienamente. Non possono farlo. È un riflesso che non si può aggirare consapevolmente.

La mandibola, liberata dall’incastro dei denti, va nella posizione che preferisce naturalmente. I muscoli si rilassano. E il dolore alla mandibola, piano piano, comincia a cedere.

Il risultato nella mia esperienza è quasi sempre lo stesso: in 6-7 giorni la maggior parte dei sintomi scompare. Dolore alla mandibola, click, mal di testa, tensioni cervicali — tutto si riduce drasticamente, spesso sparisce del tutto.

Il Jig ha anche un enorme valore diagnostico: se il paziente sta bene con il Jig in bocca, abbiamo la conferma che il dolore alla mandibola era davvero di origine masticatoria. Un’informazione preziosa per pianificare, se necessario, un trattamento definitivo.


Un articolo molto approfondito che tratta i problemi alla mandibola è quello scritto dallo studio dentistico CARES Odontoiatria di Uta (CA), del quale vi consiglio caldamente la lettura.


Bite ortottico vs Jig di Lucia: quale scegliere?

Chi soffre di dolore alla mandibola ha quasi sempre sentito parlare del bite ortottico, il dispositivo classico per questi disturbi. Vale la pena capire la differenza.

Il bite ortottico è uno strumento molto complesso: richiede prove fonetiche e posturali per trovare la posizione mandibolare “corretta”, dopodiché il laboratorio confeziona un dispositivo perfettamente bilanciato. Se il lavoro è eseguito bene, i risultati possono essere eccellenti. Il limite è il costo — spesso qualche migliaio di euro — e il fatto che, essendo di plastica, col tempo si consuma e va rifatto. Alcune scuole lo realizzano addirittura in metallo per ovviare a questo problema.

Il Jig di Lucia non ha la pretesa di correggere la masticazione. Il suo unico scopo è rilassare i muscoli e dare sollievo al dolore alla mandibola. Non è la soluzione definitiva per tutti, ma nella stragrande maggioranza dei casi risolve il problema — o perlomeno lo azzera, permettendo di capire esattamente da dove viene.

Nel nostro studio, il Jig si realizza in due sedute e ha un costo di circa 200 euro: un investimento contenuto per un risultato quasi sempre sorprendente.


Quando è il momento di agire

Il dolore alla mandibola è uno di quei disturbi in cui aspettare peggiora le cose. I muscoli in tensione cronica si infiammano sempre di più, l’articolazione si deteriora, e quello che oggi è un fastidio gestibile domani può diventare un blocco doloroso che limita anche la semplice masticazione quotidiana.

Se hai dolore alla mandibola — anche saltuario, anche “sopportabile” — o ti riconosci in uno dei sintomi descritti, non rimandare.

Una valutazione gnatologica non è invasiva, non fa paura, e può finalmente darti una risposta a un problema che magari ti porti dietro da anni.

Prenota un appuntamento scrivendoci a uno degli indirizzi e-mail disponibili oppure chiamaci allo 0184 530798. Saremo felici di valutare insieme la tua situazione.


Domande frequenti (FAQs)

Dipende molto dalla causa e dalla gravità del problema. Con il Jig, i sintomi acuti — mal di testa mattutino, dolore muscolare, click — tendono a ridursi già nei primi 6-7 giorni di utilizzo notturno. Per i problemi più semplici legati allo stress, molti pazienti lo usano una o due settimane e poi lo rimettono in un cassetto, tirandolo fuori solo nei periodi difficili. Se invece il problema è più strutturato e si opta per un bite ortottico completo, la terapia gnatologica prevede in genere controlli ravvicinati ogni 2-4 settimane per i primi 6 mesi, seguiti da controlli periodici ogni 4-6 mesi. Nei casi con dolore acuto, i primi due mesi richiedono un monitoraggio più frequente.

Non necessariamente. Dipende dalla causa del dolore alla mandibola. Chi soffre di bruxismo legato allo stress può avere bisogno del dispositivo solo nei periodi più intensi. Chi ha un problema strutturale dell’articolazione potrebbe invece beneficiare di un utilizzo continuativo, almeno nelle ore notturne. Il Jig in particolare è pensato proprio per questo: si usa quando serve, si mette da parte quando i sintomi spariscono, e si riprende alla successiva ricaduta.

Una visita gnatologica di base ha un costo medio che si aggira tra i 70 e i 150 euro, a seconda dello studio e degli eventuali esami aggiuntivi richiesti (radiografie, analisi posturale). Nel nostro studio la prima valutazione comprende già un’analisi completa dell’articolazione temporo-mandibolare e dei muscoli masticatori. Se necessario, proponiamo direttamente la realizzazione del Jig, che ha un costo complessivo di circa 200 euro per due sedute.

I bite su misura rigidi partono da circa 300 euro e possono arrivare a 900 euro. I bite gnatologici ortotici più complessi, progettati per riposizionare la mandibola, possono superare i 1.000-1.200 euro, a volte anche oltre i 2.000 euro quando la terapia richiede molte sedute di controllo e regolazione. Il Jig che utilizziamo in studio è una soluzione intermedia e spesso risolutiva: costa circa 200 euro in due appuntamenti, ed è questo il motivo per cui lo proponiamo come primo passo prima di investire in trattamenti più complessi.

Cambia moltissimo. I bite da farmacia, o i cosiddetti “boil and bite” (da ammorbidire in acqua calda e modellare con i denti), non hanno né la precisione né la rigidità necessarie per trattare correttamente il dolore alla mandibola. Possono dare un sollievo temporaneo, ma rischiano anche di peggiorare la situazione se non seguono la morfologia corretta dell’arcata dentale. Un bite su misura, realizzato su modello della bocca del paziente, è completamente diverso: agisce su punti precisi, rispetta l’anatomia individuale e può avere un effetto davvero risolutivo. Per questo sconsigliamo sempre i bite preformati come soluzione definitiva.

Alimentazione e salute dentale: il cibo amico del sorriso

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alimentazione e salute dentale
alimentazione e salute dentale

In questo articolo voglio spiegarti, in modo semplice e diretto, qual è la corretta alimentazione da seguire per mantenere un’ottima salute dentale ed evitare brutte sorprese alla prossima visita.

Siamo abituati a pensare alla dieta solo quando vogliamo perdere qualche chilo o migliorare le analisi del sangue. Ma ti sei mai chiesto cosa succede nella tua bocca ogni volta che mangi?

Spesso, nel mio studio a Sanremo, mi sento dire: “Dottore, ma io non mangio quasi mai dolci, eppure ho nuove carie!”. La verità è che non è solo cosa mangi, ma come e quanto spesso lo mangi.

L’alimentazione è la PRIMA linea di difesa per la salute della tua bocca. Se il dentista e l’igienista sono i tuoi alleati in studio, il cibo che scegli ogni giorno è il tuo alleato (o il tuo peggior nemico) a casa.

Segnalo un contenuto informativo sull’alimentazione a favore della salute dentale pubblicato dallo Studio dentistico Caneva di Trieste.

Non solo zucchero: il concetto di “FREQUENZA”

Lo abbiamo detto spesso: la CARIE e la PARODONTITE sono i due grandi nemici del sorriso. E se la parodontite è legata molto alla predisposizione e all’igiene (la famosa placca batterica), la carie si nutre letteralmente di ciò che mangi.

Il concetto fondamentale che devi stamparti in mente è questo: Frequenza.

Ogni volta che introduci zuccheri o carboidrati raffinati, i batteri nella tua bocca producono ACIDI. Questi acidi attaccano lo smalto dei denti per circa 20-30 minuti. Se mangi un dolce intero a fine pasto e poi lavi i denti, il danno è limitato. Ma se “spilucci” un biscotto, sorseggi una bevanda zuccherata o mangi una caramellina ogni ora… i tuoi denti sono sotto attacco ACIDO costante per tutto il giorno!

Alimentazione NEMICA della salute dentale: cosa EVITARE (o LIMITARE)

Non serve diventare paranoici, ma bisogna essere CONSAPEVOLI. Ci sono cibi che sembrano innocui ma che sono delle vere “bombe” per lo smalto.

Ecco la “lista nera” dei cibi a cui fare molta attenzione:

Cibi appiccicosi: Caramelle gommose, frutta disidratata (uvetta, fichi secchi), barrette ai cereali. Si incollano ai solchi dei denti e rimangono lì per ore, nutrendo i batteri.

Carboidrati raffinati: Crackers, patatine, pane bianco morbido. Si trasformano in zuccheri semplici molto velocemente e formano una poltiglia che si incastra tra i denti.

Bevande acide e gassate: Non solo la classica cola! Anche i succhi di frutta, le bevande energetiche e persino acqua e limone (spesso bevuta al mattino per “depurarsi”) erodono lo smalto chimicamente. L’EROSIONE è un problema silenzioso ma devastante.

Alcool: Riduce la produzione di saliva, e la saliva è il nostro disinfettante naturale. Una bocca secca è una bocca a rischio.

Attenzione particolare ai bambini: le merendine industriali e i succhi di frutta sono spesso saturi di zuccheri nascosti (sciroppo di glucosio, fruttosio). Abituiamoli a leggere le etichette insieme a noi!

Alimentazione ALLEATA della salute dentale: il cibo che PROTEGGE i tuoi denti

Esistono cibi che, al contrario, aiutano a pulire i denti o a rafforzarne la struttura? La risposta è SÌ. Ecco cosa non dovrebbe mai mancare sulla tua tavola per una salute dentale di ferro:

1. Formaggi e Latticini: Il formaggio stagionato, il latte e lo yogurt (bianco, senza zucchero!) sono ricchi di CALCIO e FOSFATI, minerali preziosi che aiutano a “riminaralizzare” lo smalto dopo i pasti. Inoltre, mangiare un pezzetto di formaggio a fine pasto aiuta a neutralizzare gli acidi in bocca.

2. Verdure crude e croccanti: Carote, sedano, finocchi. Masticare queste verdure crude richiede uno sforzo meccanico che funge da “spazzolino naturale”, rimuovendo parte dei residui di cibo. Inoltre, la masticazione intensa stimola la produzione di SALIVA, che riporta il pH della bocca a livelli di sicurezza.

3. Tè Verde e Nero: Contengono polifenoli che interagiscono con la placca batterica, riducendone la capacità di attaccare i denti. Ovviamente… va bevuto senza zucchero!

4. Acqua: L’alleato più semplice. Bere acqua, soprattutto fluorata, aiuta a sciacquare via i residui di cibo e gli acidi.

Abitudini VINCENTI: non solo COSA, ma COME

Oltre a scegliere i cibi giusti, ecco tre regole d’oro che consiglio sempre ai miei pazienti qui allo Studio Bosco:

  • Bevi acqua dopo ogni pasto: Se non puoi lavarti i denti subito, sciacqua la bocca con acqua. Aiuta a ristabilire il pH.
  • Usa la cannuccia: Se proprio devi bere una bibita acida o zuccherata, usa la cannuccia per minimizzare il contatto con i denti.
  • Aspetta 30 minuti: Se hai mangiato cibi acidi (agrumi, pomodoro, aceto), aspetta mezz’ora prima di spazzolare. Lo smalto ammorbidito dall’acido rischia di essere “grattato via” dallo spazzolino se intervieni subito.

Il ruolo del dentista nella tua dieta

L’alimentazione è fondamentale, ma da sola non basta. La placca che si è già calcificata (tartaro) non va via con le carote o il formaggio!

È necessario monitorare costantemente lo stato di salute della bocca. Spesso i danni da alimentazione scorretta, come l’erosione o le carie interdentali, non sono visibili a occhio nudo finché non fanno male.

Nel nostro studio utilizziamo tecnologie avanzate come la DIAGNOCAM o lo SCANNER 3D, che ci permettono di vedere lesioni iniziali che sfuggirebbero a un occhio non allenato.

Se hai il dubbio che la tua alimentazione stia danneggiando il tuo sorriso, o se noti una sensibilità strana al dolce o al freddo, non aspettare che il dolore diventi insopportabile.

Prevenire è meglio che curare (e costa molto meno!).

Hai domande su quali cibi siano adatti ai tuoi bambini? O temi di avere già qualche danno da acidi? Prenota un appuntamento scrivendoci ad uno degli indirizzi e-mail disponibili o chiamaci allo 0184 530798.

A presto!

Perché lo Studio Dentistico Alessio Bosco ha scelto Rete Dentista Manager

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Studio Dentistico Alessio Bosco aderisce alla Rete Dentista Manager
Studio Dentistico Alessio Bosco aderisce alla Rete Dentista Manager

Siamo orgogliosi di annunciare che il nostro studio è entrato a far parte della Rete Dentista Manager.

Quando si parla di salute, ogni scelta conta. Chi si affida allo Studio Dentistico Alessio Bosco sa bene che il nostro obiettivo primario è sempre stato quello di offrire cure eccellenti in un ambiente familiare e professionale. Ma il mondo dell’odontoiatria sta cambiando velocemente e, per continuare a garantire questo livello di eccellenza, abbiamo deciso di compiere un passo importante.

Probabilmente ti starai chiedendo: “Cosa significa questo per me che sono un paziente?”. In questo articolo vogliamo spiegarti con trasparenza perché abbiamo fatto questa scelta e quali vantaggi concreti porta alla tua esperienza di cura e alla salute del tuo sorriso.

Che cos’è la Rete Dentista Manager?

Facciamo subito chiarezza: non siamo diventati una catena. La Rete Dentista Manager non è un franchising commerciale né una di quelle grandi cliniche “low cost” gestite da fondi di investimento che spesso si vedono nelle pubblicità.

Al contrario, si tratta del più importante network italiano che riunisce studi dentistici indipendenti. Cosa significa? Significa che lo Studio Dentistico Alessio Bosco rimane esattamente quello che conosci: la proprietà, il nome, i medici e il personale non cambiano. Manteniamo la nostra totale autonomia clinica e la nostra identità.

La differenza è che ora non siamo più isolati. Abbiamo scelto di unirci ad altre eccellenze odontoiatriche in tutta Italia per condividere un metodo di lavoro basato su organizzazione, etica e qualità certificata. È un’alleanza tra professionisti che hanno deciso di non improvvisare, ma di strutturarsi come vere e proprie imprese al servizio del paziente.

Rete Dentista Manager per non restare isolati

Per anni la figura del dentista è stata quella del professionista solitario nel suo studio. Oggi, però, questo modello mostra i suoi limiti. Le normative sanitarie diventano sempre più complesse, le tecnologie evolvono alla velocità della luce e la gestione di uno studio richiede competenze manageriali che vanno oltre la semplice (seppur fondamentale) bravura clinica.

Aderire alla Rete Dentista Manager per noi significa:

  1. Uscire dall’isolamento: Confrontarci quotidianamente con centinaia di colleghi in tutta Italia per risolvere problemi e adottare le migliori pratiche.
  2. Migliorare l’organizzazione: Un dentista più organizzato è un dentista che ha più tempo e serenità da dedicare alla bocca del paziente, riducendo lo stress e gli imprevisti.
  3. Investire sul futuro: Costruire una struttura solida che possa garantirti continuità di cura negli anni a venire.

I vantaggi concreti per i pazienti di uno studio retista

L’adesione alla rete non è un semplice “bollino” da mettere sul sito web. È una scelta operativa che si traduce in benefici tangibili per chi si siede sulla nostra poltrona. Ecco cosa cambia, in meglio, per te.

1. Sicurezza e protocolli certificati

Far parte di questo network ci spinge ad elevare costantemente i nostri standard. La Rete promuove la cultura della qualità e ci supporta nell’adozione di protocolli rigorosi (spesso orientati alla certificazione ISO 9001) che riguardano l’igiene, la sterilizzazione e la sicurezza degli ambienti. Per te, questo significa avere la certezza matematica di essere curato in un ambiente dove nulla è lasciato al caso e dove la sicurezza clinica è monitorata costantemente.

2. Trasparenza nei preventivi e nei piani di cura

Uno dei pilastri della Rete Dentista Manager è la chiarezza. Quante volte in ambito medico capita di non capire bene cosa si sta pagando o perché? Nel nostro studio, grazie a un approccio gestionale più evoluto, ci impegniamo a fornirti preventivi dettagliati, leggibili e trasparenti. Non ci saranno sorprese: ogni voce di spesa è giustificata dalla qualità dei materiali e dal tempo che i nostri professionisti ti dedicano. Il rapporto di fiducia nasce prima di tutto dalla chiarezza.

3. Accesso alle migliori tecnologie e materiali

L’unione fa la forza. Essere in una rete di oltre 200 studi ci permette di avere un potere contrattuale diverso nei confronti dei fornitori. Attenzione: questo non serve ad abbassare la qualità per risparmiare, ma al contrario ci permette di accedere a materiali di prima scelta e tecnologie all’avanguardia a condizioni migliori. Invece di dover scendere a compromessi, possiamo offrirti dispositivi e strumenti diagnostici di ultima generazione, garantendoti cure più precise, meno invasive e più durature.

4. Un team sempre formato e aggiornato

La formazione non riguarda solo il dentista. Un grande vantaggio della Rete è la formazione continua erogata a tutto il personale dello studio: dalle assistenti alla poltrona alle segretarie. Quando entri allo Studio Dentistico Alessio Bosco, trovi un team che lavora in sintonia, preparato non solo sugli aspetti clinici ma anche sull’accoglienza e sulla gestione delle tue esigenze. Un’organizzazione efficiente riduce i tempi di attesa, evita errori burocratici e rende la tua esperienza molto più rilassata.

Indipendenti VS Catene: una distinzione fondamentale

È importante sottolineare ancora una volta la differenza tra la nostra scelta e quella delle catene odontoiatriche commerciali. Nelle catene, spesso il paziente è un numero e i medici turnano con grande frequenza, rendendo difficile instaurare un rapporto di fiducia continuativo. Le decisioni cliniche possono talvolta essere influenzate da logiche di profitto dettate da manager lontani dalla realtà medica.

Nello Studio Dentistico Alessio Bosco, aderente alla Rete Dentista Manager:

  • Il tuo dentista è sempre lo stesso: la continuità terapeutica è garantita.
  • L’etica medica viene prima del business: le decisioni sul tuo piano di cura le prendiamo noi medici, in scienza e coscienza, pensando solo al tuo bene.
  • La faccia è la nostra: ci mettiamo il nome e la reputazione, ogni giorno.

La Rete ci fornisce gli strumenti per gestire lo studio “come un’azienda” solida ed efficiente, ma il cuore pulsante rimane la relazione umana e professionale che abbiamo costruito con te.

Rete Dentista Manager: il nostro impegno per il futuro

L’adesione alla Rete Dentista Manager è solo l’inizio di un percorso. Abbiamo deciso di non accontentarci, di non restare fermi a guardare il mondo che cambia, ma di essere protagonisti di un’odontoiatria moderna, etica e organizzata.

Vogliamo che lo Studio Dentistico Alessio Bosco sia per te un punto di riferimento solido. Un luogo dove sai di poter trovare non solo cure d’eccellenza, ma anche un’organizzazione che rispetta il tuo tempo, la tua sicurezza e la tua fiducia.

Siamo convinti che la qualità non sia un lusso, ma un diritto del paziente e un dovere del professionista. Con il supporto della Rete, siamo pronti a garantirtela con ancora più forza.


Hai domande sulla nostra adesione alla Rete o vuoi prenotare un controllo? Contattaci subito allo 0184 530798, il nostro team è a tua completa disposizione.

Come superare la paura del dentista con la sedazione cosciente

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superare la paura del dentista
superare la paura del dentista

In questo articolo, esploreremo le cause e le strategie moderne per superare la paura del dentista e vivere ogni seduta in totale relax.

Hai mai provato quella strana sensazione di nodo allo stomaco prima di un appuntamento dal dentista? Se la risposta è sì, sappi che non sei affatto solo. L’odontofobia, ovvero la paura del dentista, è una condizione estremamente comune che colpisce milioni di persone.

Spesso, però, questa ansia ci spinge a rimandare cure necessarie, trasformando piccoli problemi in situazioni gravi che richiedono interventi complessi.

Un articolo molto approfondito su come superare la paura del dentista è quello scritto dal Centro Odontoiatrico Grimaldi di Bologna, del quale vi consiglio caldamente la lettura.


Perché abbiamo paura del dentista? Una questione di “spazio vitale”

Ti sei mai chiesto perché, tra tutti i medici, il dentista sia quello che incute più timore? La ragione non è solo legata al possibile dolore, ma a una questione psicologica profonda: la difesa della nostra intimità.

La bocca è una delle zone più sensibili e private del nostro corpo. Nei corsi di comunicazione si parla spesso della “distanza di sicurezza” o “bolla personale”: generalmente, permettiamo solo alle persone molto intime (familiari, partner) di avvicinarsi a meno di 70-80 cm dal nostro viso.

Il dentista, per necessità professionale, deve infrangere questa barriera ed entrare nel tuo spazio vitale. Questo genera automaticamente un senso di vulnerabilità e ansia, dovuto all’invasione di un “estraneo” in una zona così delicata. È una reazione ancestrale e assolutamente naturale. Tuttavia, quando questa sensazione diventa così forte da farci rinunciare alle cure, è il momento di agire.


Il segreto per superare la paura del dentista: parlarne apertamente

Molti pazienti cercano di nascondere la propria tensione, mostrandosi nervosi o chiusi. Questo, però, rende più difficile instaurare un rapporto di fiducia.

La cosa più importante da fare se soffri d’ansia è dirlo chiaramente fin dal primo contatto. Per un dentista moderno, sentirsi dire: “Guardi, ho una paura pazzesca, odio essere qui” è una notizia preziosa. Perché?

  1. Permette di personalizzare l’approccio: sapremo che hai bisogno di tempi più lunghi, spiegazioni dettagliate e maggiori rassicurazioni
  2. Crea un legame di fiducia: aprirsi è il primo passo per lasciarsi curare con serenità
  3. Abbassa la tensione: esternare un’emozione aiuta il cervello a razionalizzarla e ridurne l’intensità.


L’odontoiatria moderna è (davvero) indolore

Oggi la tecnologia ci permette di dire addio al dolore. Molti pazienti temono l’anestesia più dell’intervento stesso, ma anche qui ci sono ottime notizie. Usiamo aghi per anestesia talmente sottili e flessibili che, se provassimo a pungere la pelle, si piegherebbero. La percezione della puntura è ormai quasi nulla, e le tecniche di erogazione del farmaco sono studiate per essere delicate e progressive.

Se non riesci comunque a gestire la paura, abbiamo tre diversi strumenti per aiutarti:

  • Appuntamenti conoscitivi: possiamo fissare una prima visita di sole “due chiacchiere” per familiarizzare con l’ambiente e il personale, senza toccare alcun attrezzo
  • Supporto farmacologico: se necessario, si possono prescrivere ansiolitici leggeri o gocce di benzodiazepina da assumere prima della seduta, assolutamente sicuri e ben tollerati
  • Sedazione cosciente con protossido d’azoto.


La sedazione cosciente con protossido d’azoto: relax totale sulla poltrona

La sedazione cosciente attraverso l’inalazione di una miscela di ossigeno e protossido d’azoto rappresenta una vera rivoluzione per i pazienti ansiosi, sia adulti che bambini, che vogliono superare la paura del dentista.

Cos’è e come funziona?

Il protossido d’azoto è un gas utilizzato in medicina da oltre 150 anni per le sue proprietà sicure e versatili.

La sedazione cosciente non è un’anestesia generale. Il paziente rimane sveglio, vigile e in grado di collaborare con il medico, può rispondere alle sue domande, tossire o deglutire normalmente, ma entra in uno stato di profondo relax e benessere.

Come avviene la seduta?

Il procedimento è estremamente semplice e non invasivo:

  1. viene posizionata una piccola mascherina nasale, spesso profumata (particolarmente amata dai bambini).
  2. il paziente respira normalmente una miscela controllata di ossigeno e protossido d’azoto.
  3. in pochi minuti, si avverte una sensazione di leggerezza e benessere diffuso, grazie alla quale ogni preoccupazione svanisce. È molto simile a quella che si prova poco prima di addormentarsi.

I benefici del protossido d’azoto

Scegliere la sedazione cosciente offre numerosi vantaggi che trasformano radicalmente l’esperienza dal dentista:

  • eliminazione del riflesso del vomito: molti pazienti hanno difficoltà a causa di una forte sensibilità faringea. Il protossido d’azoto riduce drasticamente questo riflesso, permettendo al dentista di lavorare agevolmente e al paziente di stare comodo
  • innalzamento della soglia del dolore: sebbene non sostituisca l’anestesia locale per interventi profondi, la sedazione rende i tessuti meno sensibili, rendendo anche l’eventuale puntura impercettibile
  • percezione alterata del tempo: sotto l’effetto del gas, una seduta di un’ora sembrerà durare pochi minuti. Questo è fondamentale per chi vive l’attesa sulla poltrona come un supplizio
  • sicurezza e rapidità: il gas non viene metabolizzato dall’organismo; viene semplicemente espulso con la respirazione. Una volta terminata la seduta, bastano pochi minuti di ossigeno puro per tornare perfettamente lucidi. Puoi persino guidare per tornare a casa o al lavoro subito dopo l’appuntamento!
  • ideale per i bambini: trasforma quella che potrebbe essere un’esperienza traumatica in un gioco o in un momento di relax, evitando che il bambino sviluppi una fobia del dentista che si porterebbe dietro per tutta la vita.

È sicura?

Assolutamente sì. Il protossido d’azoto è uno dei metodi di sedazione più sicuri, con un profilo di rischio estremamente basso.


Non lasciare che la paura del dentista rovini il tuo sorriso

Aspettare troppo per paura non fa che peggiorare le cose: i problemi dentali non si risolvono da soli e, con il tempo, richiedono interventi più lunghi e costosi.

Il nostro obiettivo è rendere l’atmosfera dello studio il più piacevole possibile. Che sia scegliendo il tuo momento migliore della giornata per il tuo appuntamento o facendoti aiutare da tranquillanti, troveremo insieme la strada per farti ritrovare la fiducia.

Ho visto tantissimi pazienti arrivare in studio preoccupati, ma che dopo qualche seduta, diventare di “famiglia”. La paura è un’emozione irrazionale, ma insieme possiamo gestirla.

Hai troppa paura per una visita dal dentista ma dopo aver letto questo articolo hai capito che la soluzione per te esiste? Puoi prendere un appuntamento chiamandoci allo 0184 530798 o scrivendoci ad uno degli indirizzi e-mail disponibili.

Gengive che sanguinano: il segnale d’allarme che non devi ignorare e come salvarle in 10 giorni

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gengive infiammate

Spesso tendiamo a giustificare i piccoli disturbi quotidiani, ma quando si tratta della salute della bocca, ignorare i segnali può costare caro. Molte persone credono che avere le gengive che sanguinano sia dovuto a una semplice sensibilità o all’uso di uno spazzolino troppo aggressivo. La realtà medica, però, è ben diversa: quel sangue è l’indice chiaro e riconosciuto di una malattia parodontale in corso che, se trascurata per anni, porta alla perdita dei denti. In questo articolo scopriremo perché le tue gengive sanguinano e come un semplice cambio di abitudini può curare il tuo sorriso.


Ti è mai capitato di vedere del sangue nel lavandino dopo aver lavato i denti? Magari hai pensato: “Ho spazzolato troppo forte”, oppure “Ho le gengive sensibili, meglio andarci piano”.

Se ti riconosci in questa situazione, fermati un attimo. Stai per leggere qualcosa che potrebbe letteralmente salvarti il sorriso.

La gengiva che sanguina non è mai un evento casuale né una caratteristica fisiologica. È un indice chiaro, riconosciuto a livello medico internazionale, di una malattia parodontale in corso. E come sappiamo, la malattia parodontale è la causa principale della perdita dei denti.

Tuttavia, c’è un paradosso enorme che vedo ogni giorno nel mio studio dal 1991: la maggior parte delle persone che soffre di questo problema non sa di averlo. Scopriamo insieme perché e come puoi fare un autotest immediato stasera stessa.

Segnalo un contenuto informativo sulle gengive infiammate o gengive che sanguinano pubblicato dallo Studio Gallone di Catania, collega specializzato in ortodonzia linguale.


Il “Grande Inganno”: perché 8 pazienti su 10 mentono (senza saperlo)

Quando accolgo un nuovo paziente in prima visita, gli chiedo sempre di compilare un modulo. Una delle domande chiave è: “Le sanguinano le gengive?”.

La stragrande maggioranza risponde con un deciso “No”.

Eppure, quando li faccio sedere sulla poltrona e inizio la visita, la realtà è ben diversa.

Statisticamente, su dieci persone che dichiarano di non avere sanguinamento:

  • Solo due hanno effettivamente gengive sane.
  • Gli altri otto hanno gengive che sanguinano, ma sono convinti del contrario.

Come è possibile questa discrepanza?

Non è che i pazienti mentano intenzionalmente. Il problema è che non vanno mai a spazzolare nei punti giusti. Le persone tendono a pulire bene solo dove è comodo e dove non fa male.

Se inconsciamente sai che toccando un certo punto (magari la zona posteriore o interna) sentirai fastidio o vedrai sangue, il tuo cervello ti porterà a evitare quella zona.

Il risultato?

Pensi di avere gengive sane semplicemente perché eviti accuratamente di stuzzicare l’infezione.


Il meccanismo nascosto: cos’è il tessuto di granulazione

Per capire perché sanguini, devi capire cosa sta succedendo sotto la superficie.

Quando la placca batterica rimane sui denti per troppo tempo (a causa di una tecnica di igiene insufficiente), la gengiva inizia a infettarsi.

Inizialmente è un’infezione superficiale. Il corpo, per difendersi, crea quello che in medicina chiamiamo tessuto di granulazione. Immaginalo come il tessuto che si forma su una ferita infetta: è rosso, gonfio e stracolmo di vasi sanguigni.

Essendo così vascolarizzato, questo tessuto è estremamente fragile. Basta sfiorarlo con lo spazzolino perché inizi a sanguinare copiosamente. Questo è il segnale d’allarme che il tuo corpo ti sta inviando: c’è un’infezione attiva che sta lavorando silenziosamente.


Il circolo vizioso che porta alla perdita dei denti

Qui entriamo nella psicologia del paziente parodontale. La malattia parodontale è subdola perché è a lungo decorso.

Ci può mettere anche 20 anni per arrivare alla fase irreversibile in cui si perdono i denti.

Ecco cosa succede in questi 20 anni:

  1. La gengiva si infiamma in alcuni punti nascosti.
  2. Tu provi a lavare lì, senti male o vedi sangue.
  3. Ti spaventi e pensi: “Meglio non toccare, lascio guarire” oppure “Il mio spazzolino è troppo duro”.
  4. Smetti di spazzolare quella zona specifica.
  5. La placca si accumula indisturbata, l’infezione scende in profondità e inizia a mangiare l’osso.

È comunissimo vedere pazienti con una parte della bocca perfetta (spesso quella opposta alla mano dominante, ad esempio il lato sinistro per i destrimani) e zone disastrate proprio dove lo spazzolino non arriva mai.

La gengiva “insegna” al paziente a non pulirla, condannando il dente a cadere nel lungo periodo.


Falso mito sulle gengive che sanguinano: “ho lo spazzolino troppo duro”

Dobbiamo sfatare questo mito una volta per tutte.

Una gengiva sana è resistente.

Se hai le gengive curate e sane, puoi spazzolarle quanto vuoi, puoi usare forza, puoi passare in tutti i punti più nascosti: non uscirà mai un filo di sangue. Questo è l’obiettivo a cui devi puntare.

Se vedi sangue, non è colpa delle setole dure. È colpa dell’infezione che ha reso i tessuti fragili. Smettere di spazzolare è l’errore peggiore che puoi fare, perché alimenta i batteri.


La sfida di stasera: fai il Test della Verità

Vuoi sapere se sei tra quei “due su dieci” sani o tra gli “otto” che rischiano la parodontite? Ti propongo un test semplice da fare stasera davanti allo specchio.

  1. Prendi il tuo spazzolino.
  2. Non andare nei soliti posti comodi dove vai sempre.
  3. Vai nelle zone difficili: dietro gli ultimi molari, nella parte interna dei denti (quella verso la lingua o il palato).
  4. Spazzola con decisione sfregando forte.

Cosa succede?

Se vedi sangue, non spaventarti. Hai appena scoperto la verità: hai un’infezione parodontale in quella zona. Non è “sensibilità”, è malattia.


Come risolvere il problema (in 10 giorni) delle gengive che sanguinano

La buona notizia è che se la situazione non è compromessa (ovvero se non ci sono già danni ossei gravi o tartaro profondo che solo il dentista può rimuovere), puoi invertire la rotta.

Il segreto è fare l’opposto di ciò che l’istinto ti suggerisce:

  • Dove sanguina, devi insistere.
  • Migliora la tua tecnica di igiene orale.
  • Spazzola accuratamente anche se fa un po’ male o se vedi rosso.

Solitamente, passando da un’igiene “distratta” a una pulizia corretta e profonda, il tessuto di granulazione guarisce e si riassorbe in circa 10 giorni. Dopo questo periodo, vedrai che spazzolando forte non uscirà più sangue. Quello è il segnale che la gengiva è tornata sana.


Quando serve il dentista in caso di gengive che sanguinano?

Se nonostante il tuo impegno il sanguinamento persiste, oppure se ci sono accumuli di tartaro duro, carie o tasche parodontali profonde (“buchi” tra dente e gengiva), lo spazzolino non basta più. In quel caso, serve l’intervento professionale per rimuovere l’infezione. Puoi prendere appuntamento chiamandoci allo 0184 530798.

Trovi tutti i miei video in cui spiego le tecniche di igiene dentale da fare a casa, anche sul canale Youtube dello Studio!


Impianti: si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?

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Scopri se è possibile inserire gli impianti nella tua bocca, soprattutto nel caso in cui hai perso denti per parodontite.

La ragione principale per cui vengono persi i denti è la malattia parodontale.

Sorge spontanea la domanda: ma si possono mettere gli impianti in una bocca in cui la malattia parodontale ha fatto perdere i denti?

È una domanda a cui dare una risposta è tutt’altro che facile, poiché non possiamo dare un sì o un no assoluti.

Se vuoi approfondire l’argomento implantologia, rimandiamo ad un articolo informativo pubblicato dallo Studio dentistico Delfino Anzisi di Napoli, autorità altamente riconosciuta in tale campo da cui i nostri specialisti si formano periodicamente.

Impianti si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?

Le linee guida del Ministero della Salute ci dicono chiaramente che “è fortemente sconsigliata l’implantologia in caso di malattia parodontale attiva”.

Questo perché negli anni in cui i batteri delle tasche parodontali piano piano generano il riassorbimento osseo attorno ai denti, allo stesso modo gli stessi batteri fanno riassorbire l’osso attorno ai nostri impianti creando la perimplantite.

E così? Non si possono restituire i sorrisi alla maggior parte delle persone?

La risposta sta nella parola “attiva” che leggiamo nelle raccomandazioni cliniche.

La parodontopatia non è un destino, una sfortuna, ma una malattia cronica dovuta a BATTERI specifici che, in mancanza di una accurata e istruita igiene orale quotidiana fatta a casa, crescono indisturbati nell’orletto gengivale e provocano la perdita dell’osso.

Quindi:

  • Sì, possiamo mettere impianti a chi ha perso i denti per malattia parodontale, ma..
  • No, non si può semplicemente togliere i denti e mettere le viti! Sarebbe altissima la probabilità di ritrovarsi dopo 5 – 7 anni con perimplantite e conseguente perdita degli impianti.

Il paziente va PRIMA istruito, motivato e bisogna controllare con cura che la malattia parodontale non sia più attiva.

Se esistono zone della bocca piene di batteri, bisognerà motivarlo a risolvere anche quelle situazioni.

Solo dopo aver verificato che il paziente abbia capito, che trovi i suoi due minuti al giorno per pulire con le tecniche giuste i denti in bocca e quindi che la malattia parodontale non sia più attiva ma sia ben gestita, potremo rimpiazzare i denti persi o prossimi alla caduta con impianti, sperando che il paziente continui a pulire bene e venga ai controlli per verificare che la malattia non riparta.


E se i denti sono storti?

Impianti si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?


In alcuni casi, nonostante la buona volontà, il paziente fatica a pulire correttamente i denti a causa di una malposizione dentale. Questo può succedere se il paziente non ha fatto ortodonzia in giovane età oppure se ha perso i molari da anni, causando l’inclinazione dei denti vicini.


In queste situazioni, e quando si desidera un sorriso più armonico oltre al recupero dei denti mancanti, è possibile combinare l’implantoprotesi con il trattamento ortodontico.

Negli adulti, per l’allineamento dentale, è particolarmente indicata l’ortodonzia con mascherine trasparenti, che guidano gradualmente i denti verso la posizione ideale.

Impianti si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?

L’implantologia diventa così un valido supporto: gli impianti, infatti, non si spostano e fungono da ancoraggio stabile per il movimento dei denti.

Il trattamento diventa quindi multidisciplinare: si cura la malattia parodontale, si pianificano gli spostamenti dentali necessari e si stabilisce dove e quando posizionare gli impianti richiesti.

Faccette in ceramica, una rivoluzione

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Le faccette in ceramica sono una veloce procedura dentale estetica che permette al dentista di correggere la forma, la dimensione, la lunghezza, la posizione e il colore dei vostri denti naturali.

Esse si utilizzano quindi anche per denti fratturati, denti scuri o per denti non allineati. La faccetta è fisicamente una sottilissima lamina di ceramica che viene incollata sulla parte esterna del dente creando un magnifico effetto naturale.

Vi mostro un caso realizzato con faccette e intarsi in ceramica.

Una bella ragazza che per varie ragioni si trovava ad avere il viso rovinato da dentini consumati.


E’ stato fatto il mockup partendo da impronte e considerando di aumentare l’ altezza del morso per ripristinare veramente i volumi del viso. Consumandosi i denti si abbassa la dimensione verticale, la distanza, per intendersi, tra punta del naso e mento.

Questo, anche se si tratta di pochi millimetri da al sorriso un aspetto vecchieggiante, anche in una bellissima ragazza come questa.

Ricordiamo che nello Studio Bosco la cementazione delle faccette viene effettuata esclusivamente in diga!


Testata la nuova altezza e i nuovi volumi, e già impressionati del magnifico effetto, abbiamo continuato certi del risultato.

Potete vedere il prima e il dopo, impressionante, realizzato con sottili faccette in ceramica fatte dall’ Odontotecnico Lazetera.

I denti non sono solo leggermente ritoccati, si tratta di restauri adesivi, incollati con resina composita alla struttura vivente, senza alcun danno.

Anzi, lo strato di ceramica rimpiazza benissimo lo smalto perso nel tempo e protegge il dente.
Il sorriso è tornato come doveva essere e tutto il viso ha riacquistato una luce bellissima.

Peccato che la ragazza non mi ha autorizzato a mettere anche i suoi bellissimi occhi felici!


Procedimento: 

1) Visita e radiografie per accertarsi della salute della bocca

2) Impronte per mockup, la prova

3) Realizzazione del mokup, riportando in bocca, senza incollaggi, i nuovi volumi con resina traslucente provvisoria. Foto e valutazione, assieme al paziente, per decidere se procedere

4) Se si decide di procedere, esecuzione di 8-10 faccette ed eventuali rialzi occlusali in ceramica o resina. La fase 4 si conclude in 10 gg

Conclusioni:

Non vi sono particolari controindicazioni per l’applicazione delle faccette dentali.

E’ una terapia poco invasiva con una resa naturale ed estetica, con una durata ben superiore ai 10 anni, essendo anche facilmente riparabile e in caso di imprevisti, sostituibile senza danneggiamento ai denti.

Con un controllo regolare la minima infiltrazione di nuova carie può essere individuata senza andare a sostituire la faccetta. Noi di Studio Bosco consigliamo un controllo annualemente, cosa consigliabile anche per chi ha i denti sani.

Vi aspettiamo nei nostri studi!

Cos’è la Diga?

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Cos’è la Diga?

La diga è uno strumento fondamentale e viene utilizzata dal dentista per l’isolamento del campo operatorio durante alcune procedure odontoiatriche riguardanti le branche della conservativa (otturazioni, ricostruzioni, cementazioni di faccette, intarsi e corone)

QUALI SONO LE INDICAZIONI E LE CONTROINDICAZIONI?

  • La diga andrebbe utilizzata in tutte le procedure odontoiatriche di endodonzia, ossia nelle devitalizzazioni dentarie, e nelle procedure di conservativa, come otturazioni, ricostruzioni, cementazioni di intarsi e faccette.                                                                                                                                                                          La diga di gomma è indicata in tutti i tipi di pazienti, compresi i bambini collaboranti. Esistono tuttavia delle condizioni cliniche che ne precludono l’utilizzo:
  • Denti non sufficientemente erotti
  • Alcuni denti del giudizio mal posizionati, che si trovano in una regione anatomica che rende difficile    l’isolamento
  • Pazienti con difficoltà respiratorie gravi
  • Bambini non collaboranti
  • Pazienti con disturbi psichiatrici
  • Pazienti allergici al lattice: in questi casi è necessario utilizzare un telino apposito in nitrile, che non contiene lattice al suo interno.      

QUALI SONO I VANTAGGI DELL’UTILIZZO DELLA DIGA?

 I vantaggi dell’uso della diga di gomma sono moltissimi:

  • Si lavora in un campo operatorio sempre pulito e asciutto
  • L’odontoiatra ha migliore accesso e visibilità sui denti da trattare
  • Migliora le proprietà dei materiali dentari utilizzati per l’otturazione o la cementazione
  • Protezione del paziente

Guarda il video per capire meglio il funzionamento della Diga!

Terapia Canalare

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In questa pagina del blog voglio spiegarti come viene fatta oggi la devitalizzazione, o, meglio “terapia canalare”

Questa è la procedura che serve a garantire la durata per molti anni a denti gravemente compromessi da carie. La carie, l’ ho già spiegato in altre pagine del Blog, è un processo di degenerazione del tessuto duro del dente che progressivamente si espande, fino a avvicinarsi alla polpa.

La Polpa, volgarmente chiamata “nervo” è chiusa all’ interno dei nostri denti. Durante la formazione del dente è l’ organo deputato alla formazione della dentina (la parte interna dei denti). Questa deposizione di materiale simile all’ osso , ancor più all’ avorio, è un processo che non si interrompe con l’ eruzone dei denti ma continua tutta la vita.

Man mano che la polpa genera dentina, il suo spazio si riduce. Guardando una rx di un dente di un bambino di 6 anni e confrontandola con lo stesso dente a 60 anni, vedremmo lo spazio pulpare ridursi tantissimo. Il “nervo” si mura all’ interno. Quando la carie penetra nel dente, può capitare che i batteri riescano ad arrivare alla polpa e in quel momento, purtroppo, il dente diventa anche dolente!!!

Quando questo accade, per salvare il dente, bisogna eliminare il suo contenuto che ormai ha esaurito la sua funzione principale. Il dentista deve riuscire a togliere tutta la parte organica interna del dente, in modo da non lasciare possibilità di una futura fermentazione e sigillarlo.
L’ anatomia interna dei denti è tutt’altro che semplice!

Alcuni denti hanno una sola radice, come gli incisivi superiori, i canini e i secondi premolari. Altri denti, i primi premolari, ne hanno due.

I molari generalmente tre, con una notevole variabilità. Spesso succede che in una singola radice ci siano due canali, dentro i quali trovava sede il fascio vascolo nervoso (contenente un filamento nervoso, una arteriola e una piccola vena) che ha irrorato la polpa nella sua vita.


La lunghezza dei canali è variabile, da 14 a piu di 30 mm, misurati dalla cuspide del dente, e l’ apice ha un diametro variabile da 0,1 a 0,4 mm circa. Con notevoli variazioni soggettive e con presenza di calcificazioni e restringimenti variabili.I canali possono essere conici, a forma di “carota”, ma anche nastriformi, o avere dei restringimenti irregolari nella loro lunghezza. Alcuni, i più complessi, sono a forma di “c”, e ovviamente NON sono dritti! Hanno le più varie curve o uncini apicali.


Il dentista deve inizialmente sondare il canale, per arrivare fino all’ apice. Per far questo si utilizzano piccole lime (files) dal diametro 0,06, 0,08 mm e , una volta identificato l’ imbocco dei canali (tutt’altro che facile specialmente all’ inizio della carriera) si scende gradualmente aiutandosi sia guardando la radiografia iniziale (che non deve mancare), sia con il “localizzatore apicale”, uno strumento elettronico che in qualche modo avvisa al raggiungimento dell’ apice. E’ una specie di “ecoscandaglio” dentale che ha davvero rivoluzionato l’ endodonzia (la branca che si occupa di devitalizzazioni).

OVVIAMENTE funziona bene solo se il dente è isolato con la DIGA!! Ma nel mio STUDIO terapie canalari senza diga sono impensabili, since 1991!


Arrivati all’ apice abbiamo una certezza: la lunghezza del canale. Ma come chiudere un canale di cui non si conosce altro? Per farlo bisogna trasformare l’ anatomia irregolare in una forma a cono, di cui si conosce la lunghezza e il diametro apicale: solo così sarà possibile sigillarlo “al buio” con sicurezza e predicibilità. Per questo oggi abbiamo degli strumenti costruiti con una lega avveniristica, il Nickel-Titanio! Un metallo con una memoria elastica incredibile (anche se piegato poi ritorna alla sua forma iniziale), tanto da essere stato inventato per.. le antenne dei satelliti, che devono essere appallotolate durante il lancio per poi distendersi una volta aperto il loro scomparto.

Con questa lega sono stati costruite lime coniche estremamente flessibili, tanto da creare uno “stampo” calibrato nel canale senza raddrizzarlo! Se si usasse una lima simile in acciaio, il canale verrebbe raddrizzato e sembrerebbe quello sbagliato nel immagine sopra!

Quindi si procede entrando nel canale fino all’ apice (lunghezza conosciuta) e facendo questo otteniamo un cono regolare, dove prima c’era una forma assolutamente imprevedibile. Conosciamo quindi lunghezza e conicità (quanto cresce il cono con la lunghezza)

Ora manca un dato: quanto è grande l’ apice? Ricordiamo che può essere da 0,1 a 0,4.. e per pulire bene bisogna allargarlo ancora un po’. Per questo c’è l’ ultima fase meccanica: il “gauging“, o calibrazione: Si inserisce alllunghezza di lavoro (la lunghezza scoperta con il rilevatore) una lima cilindrica di diametro noto, quello che crediamo sia l’ apice. Questa entra senza frizione e dovrebbe impuntarsi all’ apice del cono! Si inizia con una 0,25, poi 0,3, poi 0,35 ecc.. appena si sente frizione al’ apice.. BINGO!! sappiamo tutto: lunghezza, conicità, apice.Siamo pronti a chiudere con un cono di materiale neutro, sigillando con un cemento neutro.

Ma prima..  una fase FONDAMENTALE: la detersione! Il canale va lavato e rilavato con ipoclorito di sodio, per almeno 20 minuti. Questo scioglie la parte organica ed eventuali batteri.. fino a dare la disinfezione e pulizia che permetterà al dentino, ben sigillato e ricostruito, di durare tantissimo!!

Scopri anche altri articoli:

Come affrontare la dentatura “terminale”?

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Nel mio studio, come avete letto in diversi articoli su parodontite, su “meglio denti che impianti”, io cerco, anche se spesso è più complicato, di conservare più denti possibile, aggiungendo impianti solo quando necessario.

Capita però di visitare persone che per i più svariati motivi hanno aspettato “troppo” e non hanno più alcun dente che possa durare almeno 5 anni con sicurezza.

Questi sono candidati alla sostituzione di una intera arcata o entrambe, con protesi FISSE, supportate da impianti.

La strategia che applico l’ho soprannominata “zombie”, perchè per non lasciare i miei pazienti nemmeno un giorno senza denti o con protesi mobili, sempre meno accettate, utilizzo denti “già clinicamente persi“, per supportare un provvisorio fisso per i mesi necessari a sistemare la bocca, inserire il numero necessario di impianti e lasciare loro il tempo di integrarsi senza fretta nè rischi.

Alla fine di questo periodo, da 6 a 9 mesi, si potrà confezionare un nuovo sorriso in ceramica, sostenuto da nuovi pilastri collaudati,  pronto a dare capacità masticatoria, sicurezza nelle relazioni sociali e igiene per tanti tanti anni.

In queste situazioni non amo il carico immediato (tecnica che prevede estrazioni e immediato posizionamento e uso degli impianti), per vari motivi:

1) Chi ha dentatura terminale generalmente ha sofferto per anni di malattia gengivale che deve essere curata prima di tutto, pena l’ infezione perimplantare con precoce (5-7 anni) perdita degli impianti per perimplantite

2) Nel carico immediato con una spesa simile o poco inferiore viene confezionata una protesi massiccia in resina, mentre con il giusto tempo si può arrivare ad un ponte fisso in ceramica, decisamente più simile ai denti naturali

3) con una tecnica progressiva si possono intercettare e correggere eventuali problemi estetici, fonetici e funzionali, che vanno risolti durante la fase provvisoria

4) La procedura, divisa in più fasi meno aggressive, risulta meglio tollerata: totale assenza di dolore durante gli interventi in anestesia locale e veramente moderato fastidio il giorno seguente

5) Tutto è più progressivo, nessuno si accorge improvvisamente dell’evoluzione della bocca da denti terminali a ponte in ceramica fisso!

Vediamo come si procede:

  • Prima di tutto istruzione al controllo di placca! Ancora prima di iniziare a togliere i denti e le radici il paziente riceve le istruzioni per gestire al meglio l’igiene domiciliare, imparando la tecnica di pulizia personalizzata (da fare a casa) che non porta via più di 3 minuti una volta al giorno.

  • Poi viene realizzato un provvisorio sorretto da tre dei denti presenti. Anche denti molto mobili riescono a sorreggere un ponte per i mesi necessari! Tutti i casi che ho fatto già con il provvisorio mi riferiscono di aver migliorato il proprio benessere: estetica, funzione ed igiene!

In questa occasione i denti che non servono vengono estratti

  • Ottenuta la guarigione dei tessuti (6 settimane), si posizionano gli impianti pianificati tramite esame radiologico 3d a basso dosaggio
  • Si aspetta la completa integrazione, lasciando ai tre denti “zombie” il compito di supportare il provvisorio per continuare a vivere normalmente. Occorrono 3 mesi nell’ arcata inferiore e 4-5 mesi nella superiore.
  • Ora gli impianti sono integrati e possono sopportare i carichi senza alcuna precauzione. Si potranno estrarre i pilastri naturali zombie e saranno gli impianti a reggere il provvisorio
  • Fase di correzione dei provvisori, seguendo estetica e funzione. Questa fase può durare a piacere, da un mese fino a sei o più, fino a che non si è davvero convinti del risultato
  • Impronta e confezionamento con tecniche cad-cam di nuovo sorriso in ceramica, cementato senza timori sugli impianti ormai testati.
  • Controlli semestrali per verificare che il paziente continui a gestire la propria placca a casa con le tecniche insegnate nei suoi nuovi denti, che già potete vedere nella sezione “lava i denti con me” nel sito web.

Tempi lunghi ma poche sedute e assolutamente “soft”.

Cosi da poter tornare a sorridere! Perchè nella vita, cosa c’è di più importante di un sorriso?  

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