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Gengive che sanguinano: il segnale d’allarme che non devi ignorare e come salvarle in 10 giorni

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gengive infiammate

Spesso tendiamo a giustificare i piccoli disturbi quotidiani, ma quando si tratta della salute della bocca, ignorare i segnali può costare caro. Molte persone credono che avere le gengive che sanguinano sia dovuto a una semplice sensibilità o all’uso di uno spazzolino troppo aggressivo. La realtà medica, però, è ben diversa: quel sangue è l’indice chiaro e riconosciuto di una malattia parodontale in corso che, se trascurata per anni, porta alla perdita dei denti. In questo articolo scopriremo perché le tue gengive sanguinano e come un semplice cambio di abitudini può curare il tuo sorriso.


Ti è mai capitato di vedere del sangue nel lavandino dopo aver lavato i denti? Magari hai pensato: “Ho spazzolato troppo forte”, oppure “Ho le gengive sensibili, meglio andarci piano”.

Se ti riconosci in questa situazione, fermati un attimo. Stai per leggere qualcosa che potrebbe letteralmente salvarti il sorriso.

La gengiva che sanguina non è mai un evento casuale né una caratteristica fisiologica. È un indice chiaro, riconosciuto a livello medico internazionale, di una malattia parodontale in corso. E come sappiamo, la malattia parodontale è la causa principale della perdita dei denti.

Tuttavia, c’è un paradosso enorme che vedo ogni giorno nel mio studio dal 1991: la maggior parte delle persone che soffre di questo problema non sa di averlo. Scopriamo insieme perché e come puoi fare un autotest immediato stasera stessa.

Segnalo un contenuto informativo sulle gengive infiammate o gengive che sanguinano pubblicato dallo Studio Gallone di Catania, collega specializzato in ortodonzia linguale.


Il “Grande Inganno”: perché 8 pazienti su 10 mentono (senza saperlo)

Quando accolgo un nuovo paziente in prima visita, gli chiedo sempre di compilare un modulo. Una delle domande chiave è: “Le sanguinano le gengive?”.

La stragrande maggioranza risponde con un deciso “No”.

Eppure, quando li faccio sedere sulla poltrona e inizio la visita, la realtà è ben diversa.

Statisticamente, su dieci persone che dichiarano di non avere sanguinamento:

  • Solo due hanno effettivamente gengive sane.
  • Gli altri otto hanno gengive che sanguinano, ma sono convinti del contrario.

Come è possibile questa discrepanza?

Non è che i pazienti mentano intenzionalmente. Il problema è che non vanno mai a spazzolare nei punti giusti. Le persone tendono a pulire bene solo dove è comodo e dove non fa male.

Se inconsciamente sai che toccando un certo punto (magari la zona posteriore o interna) sentirai fastidio o vedrai sangue, il tuo cervello ti porterà a evitare quella zona.

Il risultato?

Pensi di avere gengive sane semplicemente perché eviti accuratamente di stuzzicare l’infezione.


Il meccanismo nascosto: cos’è il tessuto di granulazione

Per capire perché sanguini, devi capire cosa sta succedendo sotto la superficie.

Quando la placca batterica rimane sui denti per troppo tempo (a causa di una tecnica di igiene insufficiente), la gengiva inizia a infettarsi.

Inizialmente è un’infezione superficiale. Il corpo, per difendersi, crea quello che in medicina chiamiamo tessuto di granulazione. Immaginalo come il tessuto che si forma su una ferita infetta: è rosso, gonfio e stracolmo di vasi sanguigni.

Essendo così vascolarizzato, questo tessuto è estremamente fragile. Basta sfiorarlo con lo spazzolino perché inizi a sanguinare copiosamente. Questo è il segnale d’allarme che il tuo corpo ti sta inviando: c’è un’infezione attiva che sta lavorando silenziosamente.


Il circolo vizioso che porta alla perdita dei denti

Qui entriamo nella psicologia del paziente parodontale. La malattia parodontale è subdola perché è a lungo decorso.

Ci può mettere anche 20 anni per arrivare alla fase irreversibile in cui si perdono i denti.

Ecco cosa succede in questi 20 anni:

  1. La gengiva si infiamma in alcuni punti nascosti.
  2. Tu provi a lavare lì, senti male o vedi sangue.
  3. Ti spaventi e pensi: “Meglio non toccare, lascio guarire” oppure “Il mio spazzolino è troppo duro”.
  4. Smetti di spazzolare quella zona specifica.
  5. La placca si accumula indisturbata, l’infezione scende in profondità e inizia a mangiare l’osso.

È comunissimo vedere pazienti con una parte della bocca perfetta (spesso quella opposta alla mano dominante, ad esempio il lato sinistro per i destrimani) e zone disastrate proprio dove lo spazzolino non arriva mai.

La gengiva “insegna” al paziente a non pulirla, condannando il dente a cadere nel lungo periodo.


Falso mito sulle gengive che sanguinano: “ho lo spazzolino troppo duro”

Dobbiamo sfatare questo mito una volta per tutte.

Una gengiva sana è resistente.

Se hai le gengive curate e sane, puoi spazzolarle quanto vuoi, puoi usare forza, puoi passare in tutti i punti più nascosti: non uscirà mai un filo di sangue. Questo è l’obiettivo a cui devi puntare.

Se vedi sangue, non è colpa delle setole dure. È colpa dell’infezione che ha reso i tessuti fragili. Smettere di spazzolare è l’errore peggiore che puoi fare, perché alimenta i batteri.


La sfida di stasera: fai il Test della Verità

Vuoi sapere se sei tra quei “due su dieci” sani o tra gli “otto” che rischiano la parodontite? Ti propongo un test semplice da fare stasera davanti allo specchio.

  1. Prendi il tuo spazzolino.
  2. Non andare nei soliti posti comodi dove vai sempre.
  3. Vai nelle zone difficili: dietro gli ultimi molari, nella parte interna dei denti (quella verso la lingua o il palato).
  4. Spazzola con decisione sfregando forte.

Cosa succede?

Se vedi sangue, non spaventarti. Hai appena scoperto la verità: hai un’infezione parodontale in quella zona. Non è “sensibilità”, è malattia.


Come risolvere il problema (in 10 giorni) delle gengive che sanguinano

La buona notizia è che se la situazione non è compromessa (ovvero se non ci sono già danni ossei gravi o tartaro profondo che solo il dentista può rimuovere), puoi invertire la rotta.

Il segreto è fare l’opposto di ciò che l’istinto ti suggerisce:

  • Dove sanguina, devi insistere.
  • Migliora la tua tecnica di igiene orale.
  • Spazzola accuratamente anche se fa un po’ male o se vedi rosso.

Solitamente, passando da un’igiene “distratta” a una pulizia corretta e profonda, il tessuto di granulazione guarisce e si riassorbe in circa 10 giorni. Dopo questo periodo, vedrai che spazzolando forte non uscirà più sangue. Quello è il segnale che la gengiva è tornata sana.


Quando serve il dentista in caso di gengive che sanguinano?

Se nonostante il tuo impegno il sanguinamento persiste, oppure se ci sono accumuli di tartaro duro, carie o tasche parodontali profonde (“buchi” tra dente e gengiva), lo spazzolino non basta più. In quel caso, serve l’intervento professionale per rimuovere l’infezione. Puoi prendere appuntamento chiamandoci allo 0184 530798.

Trovi tutti i miei video in cui spiego le tecniche di igiene dentale da fare a casa, anche sul canale Youtube dello Studio!


Impianti: si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?

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Scopri se è possibile inserire gli impianti nella tua bocca, soprattutto nel caso in cui hai perso denti per parodontite.

La ragione principale per cui vengono persi i denti è la malattia parodontale.

Sorge spontanea la domanda: ma si possono mettere gli impianti in una bocca in cui la malattia parodontale ha fatto perdere i denti?

È una domanda a cui dare una risposta è tutt’altro che facile, poiché non possiamo dare un sì o un no assoluti.

Se vuoi approfondire l’argomento implantologia, rimandiamo ad un articolo informativo pubblicato dallo Studio dentistico Delfino Anzisi di Napoli, autorità altamente riconosciuta in tale campo da cui i nostri specialisti si formano periodicamente.

Impianti si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?

Le linee guida del Ministero della Salute ci dicono chiaramente che “è fortemente sconsigliata l’implantologia in caso di malattia parodontale attiva”.

Questo perché negli anni in cui i batteri delle tasche parodontali piano piano generano il riassorbimento osseo attorno ai denti, allo stesso modo gli stessi batteri fanno riassorbire l’osso attorno ai nostri impianti creando la perimplantite.

E così? Non si possono restituire i sorrisi alla maggior parte delle persone?

La risposta sta nella parola “attiva” che leggiamo nelle raccomandazioni cliniche.

La parodontopatia non è un destino, una sfortuna, ma una malattia cronica dovuta a BATTERI specifici che, in mancanza di una accurata e istruita igiene orale quotidiana fatta a casa, crescono indisturbati nell’orletto gengivale e provocano la perdita dell’osso.

Quindi:

  • Sì, possiamo mettere impianti a chi ha perso i denti per malattia parodontale, ma..
  • No, non si può semplicemente togliere i denti e mettere le viti! Sarebbe altissima la probabilità di ritrovarsi dopo 5 – 7 anni con perimplantite e conseguente perdita degli impianti.

Il paziente va PRIMA istruito, motivato e bisogna controllare con cura che la malattia parodontale non sia più attiva.

Se esistono zone della bocca piene di batteri, bisognerà motivarlo a risolvere anche quelle situazioni.

Solo dopo aver verificato che il paziente abbia capito, che trovi i suoi due minuti al giorno per pulire con le tecniche giuste i denti in bocca e quindi che la malattia parodontale non sia più attiva ma sia ben gestita, potremo rimpiazzare i denti persi o prossimi alla caduta con impianti, sperando che il paziente continui a pulire bene e venga ai controlli per verificare che la malattia non riparta.


E se i denti sono storti?

Impianti si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?


In alcuni casi, nonostante la buona volontà, il paziente fatica a pulire correttamente i denti a causa di una malposizione dentale. Questo può succedere se il paziente non ha fatto ortodonzia in giovane età oppure se ha perso i molari da anni, causando l’inclinazione dei denti vicini.


In queste situazioni, e quando si desidera un sorriso più armonico oltre al recupero dei denti mancanti, è possibile combinare l’implantoprotesi con il trattamento ortodontico.

Negli adulti, per l’allineamento dentale, è particolarmente indicata l’ortodonzia con mascherine trasparenti, che guidano gradualmente i denti verso la posizione ideale.

Impianti si possono mettere in caso di denti persi per parodontite?

L’implantologia diventa così un valido supporto: gli impianti, infatti, non si spostano e fungono da ancoraggio stabile per il movimento dei denti.

Il trattamento diventa quindi multidisciplinare: si cura la malattia parodontale, si pianificano gli spostamenti dentali necessari e si stabilisce dove e quando posizionare gli impianti richiesti.

Faccette in ceramica, una rivoluzione

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Le faccette in ceramica sono una veloce procedura dentale estetica che permette al dentista di correggere la forma, la dimensione, la lunghezza, la posizione e il colore dei vostri denti naturali.

Esse si utilizzano quindi anche per denti fratturati, denti scuri o per denti non allineati. La faccetta è fisicamente una sottilissima lamina di ceramica che viene incollata sulla parte esterna del dente creando un magnifico effetto naturale.

Vi mostro un caso realizzato con faccette e intarsi in ceramica.

Una bella ragazza che per varie ragioni si trovava ad avere il viso rovinato da dentini consumati.


E’ stato fatto il mockup partendo da impronte e considerando di aumentare l’ altezza del morso per ripristinare veramente i volumi del viso. Consumandosi i denti si abbassa la dimensione verticale, la distanza, per intendersi, tra punta del naso e mento.

Questo, anche se si tratta di pochi millimetri da al sorriso un aspetto vecchieggiante, anche in una bellissima ragazza come questa.

Ricordiamo che nello Studio Bosco la cementazione delle faccette viene effettuata esclusivamente in diga!


Testata la nuova altezza e i nuovi volumi, e già impressionati del magnifico effetto, abbiamo continuato certi del risultato.

Potete vedere il prima e il dopo, impressionante, realizzato con sottili faccette in ceramica fatte dall’ Odontotecnico Lazetera.

I denti non sono solo leggermente ritoccati, si tratta di restauri adesivi, incollati con resina composita alla struttura vivente, senza alcun danno.

Anzi, lo strato di ceramica rimpiazza benissimo lo smalto perso nel tempo e protegge il dente.
Il sorriso è tornato come doveva essere e tutto il viso ha riacquistato una luce bellissima.

Peccato che la ragazza non mi ha autorizzato a mettere anche i suoi bellissimi occhi felici!


Procedimento: 

1) Visita e radiografie per accertarsi della salute della bocca

2) Impronte per mockup, la prova

3) Realizzazione del mokup, riportando in bocca, senza incollaggi, i nuovi volumi con resina traslucente provvisoria. Foto e valutazione, assieme al paziente, per decidere se procedere

4) Se si decide di procedere, esecuzione di 8-10 faccette ed eventuali rialzi occlusali in ceramica o resina. La fase 4 si conclude in 10 gg

Conclusioni:

Non vi sono particolari controindicazioni per l’applicazione delle faccette dentali.

E’ una terapia poco invasiva con una resa naturale ed estetica, con una durata ben superiore ai 10 anni, essendo anche facilmente riparabile e in caso di imprevisti, sostituibile senza danneggiamento ai denti.

Con un controllo regolare la minima infiltrazione di nuova carie può essere individuata senza andare a sostituire la faccetta. Noi di Studio Bosco consigliamo un controllo annualemente, cosa consigliabile anche per chi ha i denti sani.

Vi aspettiamo nei nostri studi!

Cos’è la Diga?

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Cos’è la Diga?

La diga è uno strumento fondamentale e viene utilizzata dal dentista per l’isolamento del campo operatorio durante alcune procedure odontoiatriche riguardanti le branche della conservativa (otturazioni, ricostruzioni, cementazioni di faccette, intarsi e corone)

QUALI SONO LE INDICAZIONI E LE CONTROINDICAZIONI?

  • La diga andrebbe utilizzata in tutte le procedure odontoiatriche di endodonzia, ossia nelle devitalizzazioni dentarie, e nelle procedure di conservativa, come otturazioni, ricostruzioni, cementazioni di intarsi e faccette.                                                                                                                                                                          La diga di gomma è indicata in tutti i tipi di pazienti, compresi i bambini collaboranti. Esistono tuttavia delle condizioni cliniche che ne precludono l’utilizzo:
  • Denti non sufficientemente erotti
  • Alcuni denti del giudizio mal posizionati, che si trovano in una regione anatomica che rende difficile    l’isolamento
  • Pazienti con difficoltà respiratorie gravi
  • Bambini non collaboranti
  • Pazienti con disturbi psichiatrici
  • Pazienti allergici al lattice: in questi casi è necessario utilizzare un telino apposito in nitrile, che non contiene lattice al suo interno.      

QUALI SONO I VANTAGGI DELL’UTILIZZO DELLA DIGA?

 I vantaggi dell’uso della diga di gomma sono moltissimi:

  • Si lavora in un campo operatorio sempre pulito e asciutto
  • L’odontoiatra ha migliore accesso e visibilità sui denti da trattare
  • Migliora le proprietà dei materiali dentari utilizzati per l’otturazione o la cementazione
  • Protezione del paziente

Guarda il video per capire meglio il funzionamento della Diga!

Terapia Canalare

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In questa pagina del blog voglio spiegarti come viene fatta oggi la devitalizzazione, o, meglio “terapia canalare”

Questa è la procedura che serve a garantire la durata per molti anni a denti gravemente compromessi da carie. La carie, l’ ho già spiegato in altre pagine del Blog, è un processo di degenerazione del tessuto duro del dente che progressivamente si espande, fino a avvicinarsi alla polpa.

La Polpa, volgarmente chiamata “nervo” è chiusa all’ interno dei nostri denti. Durante la formazione del dente è l’ organo deputato alla formazione della dentina (la parte interna dei denti). Questa deposizione di materiale simile all’ osso , ancor più all’ avorio, è un processo che non si interrompe con l’ eruzone dei denti ma continua tutta la vita.

Man mano che la polpa genera dentina, il suo spazio si riduce. Guardando una rx di un dente di un bambino di 6 anni e confrontandola con lo stesso dente a 60 anni, vedremmo lo spazio pulpare ridursi tantissimo. Il “nervo” si mura all’ interno. Quando la carie penetra nel dente, può capitare che i batteri riescano ad arrivare alla polpa e in quel momento, purtroppo, il dente diventa anche dolente!!!

Quando questo accade, per salvare il dente, bisogna eliminare il suo contenuto che ormai ha esaurito la sua funzione principale. Il dentista deve riuscire a togliere tutta la parte organica interna del dente, in modo da non lasciare possibilità di una futura fermentazione e sigillarlo.
L’ anatomia interna dei denti è tutt’altro che semplice!

Alcuni denti hanno una sola radice, come gli incisivi superiori, i canini e i secondi premolari. Altri denti, i primi premolari, ne hanno due.

I molari generalmente tre, con una notevole variabilità. Spesso succede che in una singola radice ci siano due canali, dentro i quali trovava sede il fascio vascolo nervoso (contenente un filamento nervoso, una arteriola e una piccola vena) che ha irrorato la polpa nella sua vita.


La lunghezza dei canali è variabile, da 14 a piu di 30 mm, misurati dalla cuspide del dente, e l’ apice ha un diametro variabile da 0,1 a 0,4 mm circa. Con notevoli variazioni soggettive e con presenza di calcificazioni e restringimenti variabili.I canali possono essere conici, a forma di “carota”, ma anche nastriformi, o avere dei restringimenti irregolari nella loro lunghezza. Alcuni, i più complessi, sono a forma di “c”, e ovviamente NON sono dritti! Hanno le più varie curve o uncini apicali.


Il dentista deve inizialmente sondare il canale, per arrivare fino all’ apice. Per far questo si utilizzano piccole lime (files) dal diametro 0,06, 0,08 mm e , una volta identificato l’ imbocco dei canali (tutt’altro che facile specialmente all’ inizio della carriera) si scende gradualmente aiutandosi sia guardando la radiografia iniziale (che non deve mancare), sia con il “localizzatore apicale”, uno strumento elettronico che in qualche modo avvisa al raggiungimento dell’ apice. E’ una specie di “ecoscandaglio” dentale che ha davvero rivoluzionato l’ endodonzia (la branca che si occupa di devitalizzazioni).

OVVIAMENTE funziona bene solo se il dente è isolato con la DIGA!! Ma nel mio STUDIO terapie canalari senza diga sono impensabili, since 1991!


Arrivati all’ apice abbiamo una certezza: la lunghezza del canale. Ma come chiudere un canale di cui non si conosce altro? Per farlo bisogna trasformare l’ anatomia irregolare in una forma a cono, di cui si conosce la lunghezza e il diametro apicale: solo così sarà possibile sigillarlo “al buio” con sicurezza e predicibilità. Per questo oggi abbiamo degli strumenti costruiti con una lega avveniristica, il Nickel-Titanio! Un metallo con una memoria elastica incredibile (anche se piegato poi ritorna alla sua forma iniziale), tanto da essere stato inventato per.. le antenne dei satelliti, che devono essere appallotolate durante il lancio per poi distendersi una volta aperto il loro scomparto.

Con questa lega sono stati costruite lime coniche estremamente flessibili, tanto da creare uno “stampo” calibrato nel canale senza raddrizzarlo! Se si usasse una lima simile in acciaio, il canale verrebbe raddrizzato e sembrerebbe quello sbagliato nel immagine sopra!

Quindi si procede entrando nel canale fino all’ apice (lunghezza conosciuta) e facendo questo otteniamo un cono regolare, dove prima c’era una forma assolutamente imprevedibile. Conosciamo quindi lunghezza e conicità (quanto cresce il cono con la lunghezza)

Ora manca un dato: quanto è grande l’ apice? Ricordiamo che può essere da 0,1 a 0,4.. e per pulire bene bisogna allargarlo ancora un po’. Per questo c’è l’ ultima fase meccanica: il “gauging“, o calibrazione: Si inserisce alllunghezza di lavoro (la lunghezza scoperta con il rilevatore) una lima cilindrica di diametro noto, quello che crediamo sia l’ apice. Questa entra senza frizione e dovrebbe impuntarsi all’ apice del cono! Si inizia con una 0,25, poi 0,3, poi 0,35 ecc.. appena si sente frizione al’ apice.. BINGO!! sappiamo tutto: lunghezza, conicità, apice.Siamo pronti a chiudere con un cono di materiale neutro, sigillando con un cemento neutro.

Ma prima..  una fase FONDAMENTALE: la detersione! Il canale va lavato e rilavato con ipoclorito di sodio, per almeno 20 minuti. Questo scioglie la parte organica ed eventuali batteri.. fino a dare la disinfezione e pulizia che permetterà al dentino, ben sigillato e ricostruito, di durare tantissimo!!

Scopri anche altri articoli:

Come affrontare la dentatura “terminale”?

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Nel mio studio, come avete letto in diversi articoli su parodontite, su “meglio denti che impianti”, io cerco, anche se spesso è più complicato, di conservare più denti possibile, aggiungendo impianti solo quando necessario.

Capita però di visitare persone che per i più svariati motivi hanno aspettato “troppo” e non hanno più alcun dente che possa durare almeno 5 anni con sicurezza.

Questi sono candidati alla sostituzione di una intera arcata o entrambe, con protesi FISSE, supportate da impianti.

La strategia che applico l’ho soprannominata “zombie”, perchè per non lasciare i miei pazienti nemmeno un giorno senza denti o con protesi mobili, sempre meno accettate, utilizzo denti “già clinicamente persi“, per supportare un provvisorio fisso per i mesi necessari a sistemare la bocca, inserire il numero necessario di impianti e lasciare loro il tempo di integrarsi senza fretta nè rischi.

Alla fine di questo periodo, da 6 a 9 mesi, si potrà confezionare un nuovo sorriso in ceramica, sostenuto da nuovi pilastri collaudati,  pronto a dare capacità masticatoria, sicurezza nelle relazioni sociali e igiene per tanti tanti anni.

In queste situazioni non amo il carico immediato (tecnica che prevede estrazioni e immediato posizionamento e uso degli impianti), per vari motivi:

1) Chi ha dentatura terminale generalmente ha sofferto per anni di malattia gengivale che deve essere curata prima di tutto, pena l’ infezione perimplantare con precoce (5-7 anni) perdita degli impianti per perimplantite

2) Nel carico immediato con una spesa simile o poco inferiore viene confezionata una protesi massiccia in resina, mentre con il giusto tempo si può arrivare ad un ponte fisso in ceramica, decisamente più simile ai denti naturali

3) con una tecnica progressiva si possono intercettare e correggere eventuali problemi estetici, fonetici e funzionali, che vanno risolti durante la fase provvisoria

4) La procedura, divisa in più fasi meno aggressive, risulta meglio tollerata: totale assenza di dolore durante gli interventi in anestesia locale e veramente moderato fastidio il giorno seguente

5) Tutto è più progressivo, nessuno si accorge improvvisamente dell’evoluzione della bocca da denti terminali a ponte in ceramica fisso!

Vediamo come si procede:

  • Prima di tutto istruzione al controllo di placca! Ancora prima di iniziare a togliere i denti e le radici il paziente riceve le istruzioni per gestire al meglio l’igiene domiciliare, imparando la tecnica di pulizia personalizzata (da fare a casa) che non porta via più di 3 minuti una volta al giorno.

  • Poi viene realizzato un provvisorio sorretto da tre dei denti presenti. Anche denti molto mobili riescono a sorreggere un ponte per i mesi necessari! Tutti i casi che ho fatto già con il provvisorio mi riferiscono di aver migliorato il proprio benessere: estetica, funzione ed igiene!

In questa occasione i denti che non servono vengono estratti

  • Ottenuta la guarigione dei tessuti (6 settimane), si posizionano gli impianti pianificati tramite esame radiologico 3d a basso dosaggio
  • Si aspetta la completa integrazione, lasciando ai tre denti “zombie” il compito di supportare il provvisorio per continuare a vivere normalmente. Occorrono 3 mesi nell’ arcata inferiore e 4-5 mesi nella superiore.
  • Ora gli impianti sono integrati e possono sopportare i carichi senza alcuna precauzione. Si potranno estrarre i pilastri naturali zombie e saranno gli impianti a reggere il provvisorio
  • Fase di correzione dei provvisori, seguendo estetica e funzione. Questa fase può durare a piacere, da un mese fino a sei o più, fino a che non si è davvero convinti del risultato
  • Impronta e confezionamento con tecniche cad-cam di nuovo sorriso in ceramica, cementato senza timori sugli impianti ormai testati.
  • Controlli semestrali per verificare che il paziente continui a gestire la propria placca a casa con le tecniche insegnate nei suoi nuovi denti, che già potete vedere nella sezione “lava i denti con me” nel sito web.

Tempi lunghi ma poche sedute e assolutamente “soft”.

Cosi da poter tornare a sorridere! Perchè nella vita, cosa c’è di più importante di un sorriso?  

🦷Clicca per vedere un caso clinico ⬇️

⚠️ IMMAGINI FORTI
https://www.alessiobosco.it/caso-zombie/

Se vuoi prenotare un appuntamento per una visita personalizzata chiamaci a questo numero 01 8453 0798 oppure inviaci una mail: studio@alessiobosco.it

Ecco qui alcuni dei nostri ultimi articoli:

SBIANCAMENTO

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Denti bianchi cosa significa? Un bel colore naturale!

Spesso si gioca sul concetto che il dente bianco equivalga alla piastrella di marmo.
In realtà come per qualsiasi altra parte del nostro corpo: pelle, capelli, occhi e anche i denti hanno una gradazione di colore. L’efficacia del trattamento si misura e si consiglia in base al colore di partenza e al tono di sfumature che si vogliono o si possono raggiungere. In studio esiste una “scala colori” che permette di individuare il colore di partenza e di arrivo, per valutare l’ efficacia del trattamento.


Lo sbiancamento funziona schiarendo i tessuti nelle sottilissime fessure tra i prismi dello smalto, che in certe persone fanno assumere un colore aranciato o giallo, che sono peraltro i colori che si riescono a schiarire meglio! I “grigi” sono più difficili.
Non agisce su denti non vivi, che necessitano di un trattamento diverso e bisogna valutare i denti con restauri , perchè a volte dopo lo sbiancamento possono diventare più visibili.

Ci sono diversi tipi di sbiancamento professionale: il tipo domiciliare e il tipo “alla poltrona”.

Il secondo utilizza gel estremamente concentrati che non devono assolutamente andare in contatto con le gengive, pena un discreto bruciore e una ustione superficiale reversibile. Possono essere attivati con calore per accelerare la reazione di ossidazione.


Il sistema che utilizziamo nello studio è il primo, il sistema domiciliare, che utilizza gel a bassa concentrazione di ossidante, portato a contatto dei denti grazie a mascherine fatte su misura, generalmente ben tollerati che non danno alcun fastidio alle gengive.

La ricerca clinica ha dimostrato che l’uso più lento di gel a bassa concentrazione ottengono addirittura risultati migliori e più stabili nel tempo, rispetto ai sistemi alla poltrona. Non occupando tempo in studio, peraltro, i sistemi domicialiari con decisamente più economici per il paziente! 

Domande frequenti:

D: Come funziona lo sbiancamento?
R: Il gel contiene Perossido di Carbamide, una sostanza ossidante a lento rilascio di ossigeno, da anni sperimentata in tutto il mondo Opalescence è la marca più importante del mondo di prodotti sbiancanti. L’ ossigeno prodotto dal gel penetra nello smalto fino all’interno della dentina, rimuovendo i pigmenti scuri all’ interno del dente. Questo risulta in uno sbiancamento strutturale del dente stesso, non uno schiarimento superficiale.

D: E’ una tecnica sicura?
R: Lo sbiancamento con il perossido di carbamide, da eseguire sotto prescrizione e supervisione del dentista, è stato dimostrato sicuro in molti studi clinici internazionali, con ricerche durate molti anni. L’ ingrediente principale è il perossido di carbamide, che è stato usato con sicurezza per schiarire i sorrisi di milioni di persone nel mondo. Lo STUDIO del dott. Bosco utilizza i prodotti Opalescence, sistema leader mondiale nel settore dello sbiancamento. Www.opalescence.com

D: Quando comincerò a vedere i risultati?
R: Generalmente già dal primo trattamento si comincia a vedere uno schiarimento. Solitamente sono richiesti 7 – 10 giorni per raggiungere il risultato desiderato

D: Quanto a lungo il mio sorriso resterà bianco?
R: Dopo aver raggiunto il colore desiderato, è importante riuscire a mantenerlo nel tempo. Mantenga un’ igiene orale corretta, avendo cura di spazzolare dopo aver ingerito cibi che possono macchiare i denti. Il colore interno del dente resterà chiaro, generalmente una volta all’anno può bastare una o due applicazioni di gel per mantenerlo ottimale. La mascherina deve per questo essere conservata con cura.


SBIANCAMENTO DOMICILIARE CON MASCHERINE SU MISURA

Lo sbiancamento domiciliare è il sistema più usato e che ha dimostrato la maggiore efficacia. Occupando minimamente il nostro tempo in studio è oltretutto il sistema più economico.
Necessita, in compenso, di una discreta collaborazione da parte del paziente.

Si parte sempre da denti puliti da eventuali macchie esterne (tartaro, macchie di fumo, caffè), quindi se non è stata fatta recentemente, prima delle procedure di sbiancamento è sempre prevista una seduta con l’ igienista per la lucidatura.

Verrà fatta un’ impronta di entrambe le arcate dentarie, con un materiale di precisione. Il tecnico realizzerà due modellini in gesso corrispondenti, con grande esattezza, ai vostri denti. Su questi modellini verrà realizzata una sottile mascherina in materiale plastico che si adatta precisamente ai vostri denti.

Vi verranno consegnate:

1) Mascherine trasparenti in una custodia rigida

2) Modelli in gesso

3) Quattro siringhe contenenti il gel sbiancante

A questo punto comincia la vostra collaborazione domiciliare: Le viene chiesto di portare le mascherine per due ore al giorno, per 7 giorni, seguendo scrupolosamente il protocollo indicato:

Prima di tutto bisogna prendere confidenza con le mascherine.

Provi a metterle sui denti, senza mettere il gel. Dovrebbe facilmente trovare la corrispondenza, generalmente aiutandovi trovando la linea mediana, il solco che divide i due incisivi centrali, i denti più grossi al centro del sorriso.
Una volta che le mascherine sono in posizione, non daranno alcun fastidio… se Le sembra che non riescano a salire, probabilmente ha sbagliato la centratura rispetto ai denti.

–Se non riesce a metterle, o se le sembra di avvertire fastidio portandole, contatti lo STUDIO per avere suggerimenti ulteriori

Sono state fatte su misura per Lei, ma salgono solo nella loro esatta posizione.

Le metta e le tolga più volte, fino a riuscire a farlo con naturalezza

Ora siamo pronti per la fase di sbiancamento:

Scegliere il momento migliore della giornata, in cui si può stare 2 ore in quiete: Con le mascherine addosso non si riesce a parlare facilmente: meglio farlo da soli e in un momento di relax. Davanti al televisore, durante il pisolino pomeridiano, leggendo un libro… questi potrebbero essere dei momenti giusti. E’ anche possibile portarle dormendo la notte. Il gel dopo qualche ora perde attività da solo.

1)  Pulire perfettamente i denti, nel modo che vi è stato indicato dall’igienista nelle sedute di pulizia professionale.

2)  Sciacquare con attenzione, per rimuovere tracce di dentifricio.

3)  Caricare le mascherine con il gel. Bisogna usarne POCHISSIMO, una goccia su ogni lato esterno (quello che si vede quando sorridete) dei vostri denti.

4)  Indossare le mascherine, adattandole perfettamente ai denti, come ha fatto nella fase sperimentale.

5)  Lavare via con uno spazzolino da denti senza dentifricio l’ eventuale eccesso di gel che fuoriesce, e sciacquare con moderazione.

6)  Mantenere la bocca in riposo per un paio di ore. L’ azione masticatoria o il parlare, smuovendo le mascherine, allontanano precocemente il gel.

7)  Dopo 2 ore rimuovere le mascherine e lavarsi i denti con un dentifricio al fluoro. Lavare le mascherine e riporle nella loro custodia senza pieghe, per mantenere la forma corretta.

Già dopo le prime sedute comincerà a notare un certo schiarimento. Generalmente una settimana di trattamento ottiene un risultato sufficiente. E’ possibile proseguire per avere un colore più chiaro, eventualmente chiedendo altre siringhe di gel allo STUDIO.

E’ possibile che i denti risultino un po’ più sensibili al freddo. Questo è dovuto all’attività del gel che rimuovendo il colore scuro, penetra nei tubuli dentinali e riduce l’ isolamento termico del dente. La sensibilità torna velocemente nella norma, in pochi giorni dalla fine del trattamento.

Se risultasse eccessiva, proceda a giorni alterni, o contatti lo STUDIO per chiarimenti a riguardo.

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Quanto dura una corona? Quanto dura un impianto? Per sempre?

ehh come diceva il mio maestro di chirurgia.. “per sempre c’è solo l’ amore”….anche i nostri lavori più prestigiosi hanno una durata finita… e quanto è ?

Ovviamente dipende molto da tanti fattori. Uno è la qualità del manufatto ma l’ altra, ancora piu significativa nel lungo termine è la qualità dell’ igiene a casa, che sarà nostro compito perfezionare durante le terapie e negli importantissimi (per questo) controlli semestrali.


Quali sono i nemici delle corone, nel tempo?

Le corone si rifanno dopo molti anni per: 1) Carie del moncone, che si forma tra dente e corona 2) Problemi gengivali della radice, con perdita ossea  3) Peggioramento estetico, come il bordino scuro che si vede vicino alla gengiva o il triangolo nero tra i denti per retrazione della papilla rosa gengivale. 4) Fratture della ceramica per incidenti masticatori


Parliamo di numeri: Ci sono due numeri importanti: quanto si può “sperare”, in casi favorevoli, che duri una corona, e quanto “dobbiamo aspettarci che duri”. Un po’ come una automobile: può arrivare a 400.000 km, ma se si rompe prima dei 100.000 significa che non era affidabile: 100.000 li DEVE durare! Cosi le corone ben curate e fatte su denti abbastanza sani (se sono sani del tutto non si limano per fare corone!) possono durare circa 20-30 anni, ma generalmente i rifacimenti in medicina legale si contano sui 12-15 anni, anche 10 in zona molto estetica. Quindi la durata su cui potete contare è questa.

Gli impianti durano anche di più, se ben curati a casa:


Superata la fase di carico, diciamo il primo anno di funzione, se tutto è ok l’ impianto è stabile, come lo è un dente sano.
I nemici dell’ impianto sono due: 

1) La frattura, dovuta al sovraccarico che lo porta a rompersi per continue micro flesisoni (frattura da fatica).

2) La perdita ossea da perimplantite, per aggressioni batteriche tra dente e gengiva.

Per questo serve una grande istruzione a COME pulire gli impianti a casa, e i controlli semestrali per far si che un dentista vi assicuri di star facendo la cosa giusta. Se invece restano batteri, piano iano l’ osso si allontana e l’ impianto cade, come erano caduti i denti prima: la stessa malattia che cambia nome: parodontite su dente, perimplantite su impianto.

Numeri: L’ impianto “può durare” tutta la vita, ma ci si aspetta un rifacimento se viene messo prima dei 30 anni.


E le otturazioni? Quelle durano generalmente una decina di anni almeno, anche se i rifacimenti (quanto DEVONO  durare) si contano a 5 anni. Sono tecniche semplici ed economiche che danno buoni risultati nel tempo, su denti ancora integri.


E i denti sani, quanto durano? I denti sani, se ben curati con le tecniche di igiene orale e alimentare (zuccheri) che insegnamo con attenzione, facendo i controlli regolari per permettere al dentista di intercettare con la diagnocam le più piccole cariette e prevenire e intercettare la parodontite, durano TUTTA LA VITA.

Il dente non si perde per caso, ma per malattia, facilmente curabile.


Come dobbiamo interpretare questi numeri?


Nel nostro STUDIO il fatto che i denti sani siano la MIGLIOR COSA PER LA VOSTRA BOCCA è ben chiaro nella mia testa e di tutti i miei collaboratori. E visto che nulla è per sempre non vi verrà MAI suggerito di fare corone se sarà ancora possibile fare grosse otturazioni. Visto che la corona non dura tutta la vita, saremo molto CAUTI nel proporre limatura di denti sia per estetica che per sostituire denti sani. Se devo, propongo corone parziali su denti vivi che al minimo problema lo fanno capire staccandosi e non portano alla perdita del moncone. Perchè quando arriva un giovane di 20 anni con una carie, so che dovrò fargliela e rifargliela tra 10-15 anni, e che lui avrà bisogno di farsela rifare anche quando io sarò in pensione a pescare.

Quindi la CONSERVATIVITA’ è sempre in mente. Oltre che pensare cosa è meglio per il mio paziente oggi, devo pensare cosa troverò nel momento di doverlo rifare o cosa troverà mia figlia o un altro dentista dopo di me!

Se vuoi prenotare un appuntamento per una visita personalizzata chiamaci a questo numero 01 8453 0798 oppure inviaci una mail: studio@alessiobosco.it

I BAMBINI DAL DENTISTA: ISTRUZIONI PER LA FAMIGLIA

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I bambini sono particolari pazienti e richiedono particolare attenzione.

Il nostro STUDIO di solito inizia a vedere i giovani pazienti attorno ai 3 anni di età.

Generalmente lo STUDIO del dott Bosco riesce ad organizzarsi per visitare i giovani pazienti nell’ orario più idoneo alle famiglie.

Questi sono alcuni consigli da leggere prima della visita dal dentista del vostro piccolo:


Cerca di portare il bambino a visitare il dentista PRIMA di qualsiasi mal di denti o problema. Questo ci consente di orientare il bambino gradualmente al nostro STUDIO e spiegare quello che facciamo, senza che ci sia vera necessità di intervento. Quando il bambino raggiunge l’età di 3 o 4 anni, è dunque una buona idea andare a trovare il dentista.

Avrete anche importanti istruzioni per la prevenzione della patologia cariosa: evitare alcuni comuni errori ed essere efficaci nell’ igiene dei dentini.

Per un primissimo incontro, è consigliabile portare con voi il bambino durante le vostre sedute di igiene orale, o visite routinarie. Il bambino può osservare tranquillamente, fare un giro sulla poltrona, se desidera e porre domande. È importante che la prima visita del bambino nello studio sia piacevole e interessante e possa vedere che l’ incontro è amichevole e non negativo.

Nonostante quello che sembra suggerire l’ istinto, è meglio per i genitori e gli altri membri della famiglia di rimanere fuori dalla sala di trattamento, quando arriva il momento per un bambino di ricevere le cure.

I bambini generalmente tollerano meglio il trattamento quando possono concentrarsi sulle istruzioni che ricevono dal dentista. Ulteriori osservatori in camera creano una distrazione che impedisce la comunicazione.

Oltretutto il genitore che accompagna è collegato dal bambino alla presenza di un pericolo, da cui il genitore lo vuole proteggere. (Ad esempio dalle automobili, dall’acqua profonda, dagli estranei).

assistente con mascherina sorriso

Nello STUDIO al contrario non c’è alcun pericolo, e la fiducia verso il dottore e lo staff da parte dei genitori in primis, viene immediatamente trasferita al bambino.

(<<Mamma mi accompagni?? >> <<Perchè dovrei? Il dottore sarà gentile con te, non serve che venga, ti aspetto seduta qui e leggo il giornale>>).

Prima della prima visita di vostro figlio o figlia, non dite parole, come “estrazione”, “ago“, o “puntura” o “trapano”. Già questo li spaventa.

Dire ad esempio <<Il dottore NON TI FARA’ LA PUNTURA ……VEDRAI>>, è una delle frasi più sbagliate che spesso vengono ingenuamente usate a fin di bene.

Al contrario genera il terrore verso l’ anestesia, spesso invece necessaria e augurabile, poiché con la sensazione di un semplice pizzicotto elimina ogni minimo dolore. Dal dentista non si soffre più!

Anche la promessa del premio in caso di comportamento esemplare, è recepita dal bambino come preparazione ad un evento negativo.

Il dentista spiegherà al bambino usando termini adeguati, esaustivi ma mai minacciosi, quali strumenti saranno utilizzati e come funzioneranno.

Il bambino non verrà mai ingannato, ma sarà fatto uso di termini che non evocano paure irrazionali. L’ anestesia ad esempio, è <<il pizzicotto che addormenta il dentino>>, la turbina è <<lo spruzzo che lo lava>>, e il micromotore quello che <<gratta via lo sporco>>.

I bambini non avranno alcun disagio né esperienze negative durante il trattamento. Spesso sono molto meno apprensivi dei genitori.

Soprattutto ………relax!

I bambini leggono l’ apprensione sul volto dei loro genitori e pur non comprendendone il motivo, si preparano immediatamente a qualcosa di negativo.

Il nostro protocollo, per conquistare definitivamente la piena fiducia del bambino, prevede di evitare assolutamente ogni insistenza o forzatura nel trattamento. Il piccolo paziente deve capire che lo si sta curando, gli si sta facendo del bene e che lui per primo deve essere d’accordo a farsi curare.

Questo prevede la possibilità di una o più sedute di terapia non “produttive”, in cui si interrompe senza insistenza il trattamento in caso di diniego del bambino. Vi saranno addebitati solo 30€ per il materiale monouso e il tempo riservato.

sigillatura solchi

La vostra reazione dovrà essere comprensiva. Il tempo perso verrà ripagato in salute orale negli anni a venire, mentre un’estrazione o un’ otturazione fatta con la forza o insistenza, porterebbe ad un rifiuto delle terapie che perdura negli anni, tipico della nostra generazione.

Generalmente dopo una o due interruzioni al massimo (il bambino si stupisce di avere il controllo), se c’è collaborazione della famiglia, si ottiene la fiducia completa del bambino, che diventerà un paziente ideale con i dentini sani.

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Dott. Alessio Bosco

@mail per ogni comunicazione riservata : studio@alessiobosco.it

Website: www.alessiobosco.it

Associazione:  www.dentist4.it

COME SI CURANO LE CARIE? SCOPRIAMO INSIEME COSA SONO LE OTTURAZIONI

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In questo articolo vi parlo della cura delle carie: le otturazioni ( o ricostruzioni) dentarie.

La carie rovina i nostri denti creando aree rammollite o veri e propri buchi nella loro struttura. Con i materiali da ricostruzione si riesce a ripristinare la forma e l’ aspetto originale del dente, proteggendo contemporaneamente la restante parte sana dal processo distruttivo.

La ricostruzione viene detta “conservativa” perchè ha lo scopo di conservare più tessuto dentale possibile, sostituendo solo quello perso, senza danneggiare la parte sana.

Coma si effettua?

E’ una terapia “base” nell’ odontoiatria, ma affinchè si raggiunga il risultato oggi possibile di durata ed estetica, necessita diversi passaggi essenziali, ed una tecnica corretta. I materiali che si usano si chiamano “compositi”, perchè sono formati da una parte organica resinosa fotopolimerizzabile e una parte molto dura di polvere di ceramica.

La resina, una volta indurita, non permette più lo spostamento delle varie particelle tra loro, ottenendo cosi un materiale finale con le caratteristiche meccaniche eccezionali, molto simili a quelle del dente naturale.

Prima dell’ indurimento la pasta ha una viscosità che ne permette la modellazione e l’ adattamento alla forma del dente. In commercio esistono paste “flow”, dalla densità che ricorda il miele, e quelle più solide, modellabili come uno stucco. La percentuale di parte solida può variare dal 60 al 80% circa.

Questi materiali sono estremamente resistenti, con una estetica eccezionale e sono molto biocompatibili; hanno però delle caratteristiche negative che il dentista deve conoscere e saper fronteggiare affinchè l’ otturazione duri nel tempo (10 – 15 anni) senza dare inconvenienti: nè sensibilità nè nuova infiltrazione cariosa.

I difetti principali sono due, legati alla matrice resinosa (chiamata bis-gma): 

1) Retrazione da polimerizzazione

2) Idrofobia

E’ quindi un materiale che quando si indurisce tende a ritirarsi, a diventare più piccolo (del 2% circa) e non si incolla ai materiali che contengono umidità.

Il distacco del materiale dalle pareti che potrebbe avvenire,  genera un fallimento, perchè la piccola fessura tra dente ed otturazione, essendo questa molto biocompatibile, genera l’ immediato ripopolamento di batteri tra dente e otturazione, generando sensibilità, nuova carie se non addirittura il distacco dell’ otturazione!

Questa ultima eventualità è addirittura vantaggiosa per il paziente.. perchè una otturazione infiltrata spesso porta a nuova carie in modo molto subdolo, generando dolori solo quando il dente è ormai prossimo alla devitalizzazione.

Le “vecchie” otturazioni nere, in amalgama di argento (oggi considerata, l’ amalgama, un rifiuto tossico.nocivo per presenza di mercurio) erano bruttissime ma indurendosi non si stringevano anzi si allargavano un pochino e il loro ossido superficiale era un potente antibatterico, perché conteneva argento e mercurio: duravano anni anche se fatte immerse nella saliva, anche se in realtà i denti spesso perdevano vitalità, a causa del gap e degli ossidi.

Sono materiali diversi e quelle di oggi vanno usate in modo totalmente diverso!

Il dentista mette quindi in atto delle tecniche e usa dei primer specifici per evitare il rischio di distacco tra dente e otturazione.

Vediamo nella tecnica come si fa!

Intanto si anestetizza il dente! Il paziente non deve avvertire il minimo fastidio, salvo il fatto di dover tenere la bocca aperta e avere un “intruso” che gli traffica in bocca. Per questo serve la vostra pazienza, al resto ci penso io! 

Le tecniche anestesiologiche oggi sono migliorate, e ne ho già accennato nella pagina dedicata alla anestesia indolore “WAND“: un pizzichino davvero minimo e il dente dorme e non segnala alcuna sensazione.

A questo punto si monta la DIGA! E’ un foglio di lattice di gomma, generalmente verde, nel quale facciamo uno o più piccoli fori dai quali si fa passare il dente o i denti che dobbiamo curare. Un gancio di metallo che si appoggia al dente lo tiene in posizione e un archetto di metallo lo tiene aperto.

Questo attrezzo è essenziale, perchè toglie il flusso di saliva sul dente e ci permette di trattare le superfici in modo ottimale senza contaminazioni. Fare otturazioni estetiche senza diga, o senza altro isolamento (sempre che ne esista un altro modo altrettanto efficace) è ritenuto oggi un errore anche dalle Raccomandazioni cliniche ministeriali: lo possiamo dire forte.

Messa la diga inizia la fase “trapano”. Con la turbina, ad altissima velocita e con spray di acqua e fresa diamantata (quella che fischia) , si rimuove lo smalto (che è duro come un vetro) che copre la parte cariata. Con il micromotore (quello che gratta), piccolo trapano con fresa metallica, si va a rimuovere la parte rammollita, sempre raffreddando con acqua per non surriscaldare la parte viva del dente!

Bisogna togliere tutta la parte del dente che non ha più la consistenza tipica del dente sano, che è duro come .. l’ avorio (che sempre dente è, di elefante però). Per farvi capire, il dente cariato è invece morbido come un legno rimasto in acqua per settimane! Usando un trapano lento si avverte fisicamente quando la punta non riesce più a togliere nulla. Se è giusto, avendo come goal la conservazione della vitalità del dente, mantenere un po’ di dentina anche debolmente rammollita verso la polpa, certamente i margini devono essere perfettamente puliti e sani!

Perchè è li che avverrà il sigillo del restauro che terrà fuori i batteri responsabili delle carie.

Una volta che tutta la parte malata è stata eliminata, si usano delle “matrici”, per confinare il materiale nella forma voluta, dei piccoli cunei di legno sterili e degli anelli per fare in modo che il “nuovo dente” abbia la forma e il contatto giusto verso i denti vicini, per evitare che si fermi il cibo fastidiosamente!

Durante questa fase, se la carie aggetta verso il dente vicino, uso una speciale matrice di protezione, un sottile strato di metallo che messo tra i denti, protegge il dente vicino dalle fresate che anche stando attenti ed usando gli ingranditori, possono andare a danneggiare il dente sano.

Ok, quando tutto è pronto, isolato, pulito, si parte con la fase finale!

Il primo passaggio si chiama mordenzatura: si usa un gel contenente più di un terzo di acido solfidrico (quello che c’è nel viakal, per capirsi, però qui ben più concentrato). Dopo 20 secondi il dente risulta irruvidito e pulito in modo ottimale.

Segue un lungo risciacquo, nel quale vi chiedo sempre di chiudere gli occhi! Perchè l’ acido negli occhi brucia!! 🙂 

Ora si mette il primer. L’ assistente mi passa un piccolo pennellino immerso in un liquido giallo, che contiene sostanze capaci di promuovere l’ adesione intima tra dente, che non è mai privo di acqua, e resina, che è idrofoba e non si attaccherebbe sull’ umido.

Dopo aver asciugato il solvente del primer si applica il primo strato di resina fluida, chiamato “bonding“, o adesivo. E’ lo stesso materiale di base dei compositi (ma senza particelle in ceramica o, meglio,  con solo una bassa percentuale di esse), e si indurisce con 20 secondi di esposizione alla luce led colore “royal blue”: la resina si polimerizza e diventa subito rigida.

Da ora in avanti si deve stratificare il materiale di otturazione, scegliendo anche il colore e la traslucenza giusta per il vostro dente con vari strati di colore diverso.

Io uso inizialmente compositi fluidi (i flow), in sottilissimi strati. Il fatto di fare tante stratificazioni minimizza l’ effetto di retrazione da polimerizzazione e permette al composito di schiacciarsi alla superficie, piuttosto che staccarsi.

Ad ogni stratino si ripete la fase di polimerizzazione con led blu.

Nella parte che andrà in contatto con altri denti uso un traslucente ad alta densità, che una volta indurito diventa resistente alla masticazione: è davvero raro che si rompa una otturazione anche masticando cibo duro. Io da sempre le rifaccio gratis entro i tre anni “no question asked”, che significa anche se il paziente ha mangiato una pietra. Capita davvero di rado! 🙂

Alla fine si fa una lunghissima polimerizzazione, due-tre minuti circa, per garantire una struttura resistente indurita profondamente.

Resta solo la fase finale in cui con frese diamantate e con strumenti a mano si rifinisce accuratamente il restauro dando la forma corretta sia dal punto di vista estetico che occlusale.

La superficie viene poi lucidata a specchio con gommini abrasivi e dischi a granulometria decrescente, fino ad ottenere un risultato assolutamente invisibile a distanza di conversazione.

Queste otturazioni adesive in una bocca con un normale controllo di placca e con una alimentazione non eccessivamente cariogena durano senza problemi ben più di 10 anni.

Come mai spesso invece si sente parlare di otturazioni che si staccano, di denti che dopo pochi anni muoiono e vanno devitalizzati e poi ricoperti? Questo accade se non vengono seguiti questi semplici protocolli: se il dente viene surriscaldato perchè fresato senza acqua, perchè magari non si usa la diga e durante le fasi la saliva bagna il dente, perchè non si rispettano i passaggi di primer o le attente stratificazioni per contrastare la contrazione da polimerizzazione.

I restauri estetici funzionano ed è per questo che oggi non si deve aspettare che una carie diventi grossa (e sintomatica), MA DOBBIAMO INTERCETTARLA PRESTISSIMO, con strumenti come la diagnocam , di cui ho parlato sempre in questo blog.

Quindi la cosa più iportante, come chi mi segue sa bene, è la PREVENZIONE, che si fa diventando dei pro dello spazzolino (link qui).

Se però qualche carietta si è formata lo stesso.. oppure qualche otturazione on è proprio sigillante, con questa tecnica possiamo star tranquilli, e il sorriso resta OK!!

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